di Gordon Brasco
Le premesse ci sono tutte per darsela a gambe levate dalla sala: Cristian Mungiu è il regista vincitore di una Palma d’oro a Cannes nel 2007 per la terribile (ma bellissima) storia “4 mesi, 3 settimane e 2 giorni”, la lunghezza del film (150 minuti) imporrebbe l’entrata in sala con vettovaglie varie, l’ambientazione nel più remoto nulla rumeno metterebbe l’angoscia anche al più stoico dei gioviali…e invece? E invece siamo rimasti in sala a tormentarci, soffrire e deliziarci guardando uno dei film drammatici più belli della stagione.
Storia dura Oltre le colline è una storia dura, basata su fatti realmente accaduti e perciò ancora più angosciante visti gli eventi raccontati ma sbaglieremmo a classificare questo lavoro di Mungiu come un film-cronaca. La tragedia di Alina e della sua amica Voichita infatti, è solo lo spunto per parlare di ben altro, soprattutto dell’amore che rende capaci gli uomini di rimettere in discussione i dogmi del bene e del male, regole imposte da religioni lontanissime dalle chiese dorate del Vaticano e adattatesi a società arretrate che sembrano uscire da qualche racconto di Chaucer. Ecco allora che la quotidianità diventa un susseguirsi di meccanismi alieni per chi è al di fuori di una comunità fatta d’indifferenza e rassegnazione, strutturata su un’umanità piegata da decenni di disgrazie e sofferenze che sa solo girare la testa dall’altra parte o trovare conforto a comportamenti per loro inspiegabili in riti che di religioso oramai hanno ben poco.
Una realtà impensabile Mungiu ci sbatte sotto agli occhi una realtà impensabile considerando che parliamo di terre a meno di tre ore di volo da Roma ed è anche per questo che lo spettatore si sente ancora di più angosciato da quello che vede perché la storia racconta è avvenuta nel 2005 e non nel Medio Evo. A rendere il lavoro del regista rumeno ancora più prezioso è la recitazione delle due protagoniste Cosmina Stratan e Cristina Flutur meritatamente vincitrici del Prix d’interprétation féminine all’ultimo Festival di Cannes, nel resto del cast menzione a parte va per Valeriu Andriuta che interpreta la parte del prete, bravissimo e capace di immedesimarsi perfettamente in un ruolo tanto difficile quanto odioso. Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo “Oltre le colline”? Secondo noi assolutamente SI: è un film dalla carica drammatica tremenda, recitato in modo superlativo, un manifesto contro l’indifferenza umana e la superstizione. Angosciante anche solo per lo spaccato di realtà mostrata a un pubblico che pensa che l’Europa sia tutta strade, cellulari e cultura mentre a poche ore di volo ci sono comunità che vivono senza neppure l’acqua in casa, dove chi trova la forza di ribellarsi per amore viene “curato” con l’esorcismo fino alla morte.
Un film di Cristian Mungiu. Con Cosmina Stratan, Cristina Flutur, Valeriu Andriuta, Dana Tapalaga, Catalina Harabagiu. Titolo originale Dupa dealuri. Drammatico, durata 155 min. Romania 2012. Bim.
Trama: Dopo essere tornata dalla Germania in un isolato convento ortodosso in Romania, Alina ritrova l’amica Voichita, che ama dai tempi in cui si erano incontrate da bambine in orfanotrofio. Alina vorrebbe convincere Voichita a lasciare la Romania e a seguirla in Germania, ma l’amica ha ormai trovato conforto nella fede e considera le suore e il sacerdote come una famiglia. Nel tentativo di riconquistare Voichita, Alina entra in competizione con il sacerdote ma, dopo essere finita in ospedale, viene ritenuta da tutti posseduta dal demonio e, in seguito ad alcuni comportamenti inspiegabili, in convento si vedono costretti a legarla a un tavolo di legno per evitare che possa fare o farsi male. Con l’aggravarsi della situazione, il prete e le suore decidono di mettere in atto un esorcismo il cui risultato sconvolge Voichita per sempre.
Perugia
Comunale Sant’Angelo: 17.30 21.15
