Sempre meno giovani e sempre meno laureati. Tredici regioni italiane su 21, tra cui l’Umbria, non sono solo in declino demografico perché molti vanno via, ma fanno fatica a formare i pochi giovani che rimangono e portarli fino alla laurea universitaria. E, come spiega dalla Commissione Ue, non è solo il Sud a soffrire.
La mappa Nella mappa di tutte le regioni europee elaborata dalla Dg Politiche regionali della Commissione UE sulla base di quattro indicatori (immigrazione netta di giovani, variazione del numero di laureati, a numero di laureati in età lavorativa e variazione della popolazione in età lavorativa) insieme all’Umbria spiccano Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta al Nord Ovest, Friuli Venezia Giulia a Nord Est, ma anche le Marche, e l’Abruzzo. In Europa peggio fanno solo Romania, Bulgaria, Ungheria e Croazia in quella che a Bruxelles hanno definito la “trappola dello sviluppo dei talenti.
L’Umbria In Umbria tra il 2015 e il 2019 il saldo migratorio per la popolazione tra i 15 e i 39 anni è in media ogni anno di 1,5 ogni mille residenti e nel 2020 solo il 23,10% delle persone tra 25 e 64 anni era laureata, con un incremento medio nei cinque anni precedenti di appena l’3,3%. Il calo della popolazione attiva è dell’8,5 %. Le implicazioni economiche sono rilevanti e gli effetti sulla sostenibilità della spesa per pensioni, sanità e assistenza sono solo uno degli aspetti in gioco.
Criticità «La mancata sostituzione di lavoratori di mezza età con elevata produttività del lavoro può creare squilibri nei passaggi intergenerazionali nell’economia» scrive la Commissione. Meno giovani nel mondo del lavoro significa meno capacità di innovazione e minore potenziale di crescita per le imprese e per l’economia. Per ovviare alla diminuzione della popolazione in età lavorativa è necessario incrementare la produttività e l’innovazione; servono quindi lavoratori qualificati.
Da Bruxelles La mancanza di dinamismo economico e di innovazione, preludio di una scarsa domanda di competenze, potrebbe ostacolare gravemente la competitività e il potenziale di crescita delle regioni”. Da qui, la decisione di Bruxelles di avviare u meccanismo di incentivazione dei talenti basato su otto pilastri. Tra questi l’adattamento intelligente delle regioni alla transizione demografica, che mira ad aiutare le regioni con alti tassi di emigrazione giovanile ad adattarsi alla transizione demografica e a investire nello sviluppo dei talenti con politiche mirate basate sul territorio”. Le altre iniziative prevedono l’utilizzo delle risorse del fondo sociale europeo per la formazione.
