«Serve un nuovo acceleratore lineare per la Radioterapia per preparare i pazienti malati di leucemie acute al trapianto di midollo osseo». Questo l’Sos lanciato dai primari Cristina Mecucci (Ematologia e trapianto di midollo osseo), Cynthia Aristei (Radioterapia oncologica) e Maurizio Caniglia (Oncoematologia pediatrica) nell’ambito del Forum organizzato al residence Daniele Chianelli di Perugia. L’attuale macchinario, infatti, ha più di dieci anni di vita e, soprattutto, permette di trattare per la patologia specifica per non più di due pazienti al mese a fronte di un’esigenza che gira tra quattro e cinque al mese. Al Forum ha partecipato anche il direttore generale alla salute e welfare, Massimo D’Angelo, che «alla fine della giornata ha promesso: acquisteremo il macchinario al più presto», come si legge in una nota del Chianelli.
Trapianto midollo, le ultime conquiste di Perugia Qui sono stati illustrati i risultati del lavoro svolto dalla professoressa Mecucci che, con il suo team trapiantologico dell’Ematologia di Perugia, ha dimostrato come il 75 per cento dei pazienti affetti da leucemia mieloide acuta ad alto rischio e trapiantati da familiare parzialmente compatibile siano guariti. Un livello di sopravvivenza, questo, marcatamente superiore al 45 per cento usualmente descritto nei Centri Europei e Nordamericani. Il significativo gap tra l’Umbria e il resto del mondo è dovuto essenzialmente alla bassissima incidenza di recidive (appena il 10 per cento) nella casistica di Perugia (contro il 40 per cento circa della letteratura).
Quant’è importante l’acceleratore lineare Tra le particolarità di queste tipologie di trapianto c’è l’impiego dell’acceleratore lineare di Radioterapia con cui la professoressa Aristeri tratta il paziente immediatamente prima del trapianto con il fine di facilitarne l’attecchimento e contribuire a distruggere la leucemia. Contrariamente ai comuni acceleratori lineari che irradiano tutto il corpo, questo strumento è incredibilmente preciso nella sua azione, irradiando potentemente tutte le ossa e quindi il midollo con le cellule leucemiche presenti. Tuttavia, il danno a tutti gli altri organi e tessuti dell’organismo è fortemente ridotto e nel complesso ne trae beneficio l’intera procedura trapiantologica che risulta molto meno tossica, consentendo di estendere il trapianto salvavita anche ai pazienti di 60-70 anni.
Mecucci: «Non possiamo dare date ai pazienti» Purtroppo, nonostante l’impegno del personale della Radioterapia oncologica, possono essere fatti solo due trapianti al mese a fronte di un’esigenza di quattro o cinque trapianti. «Per questo – ha spiegato la prof Mecucci – si crea una lista d’attesa di pazienti a cui non possiamo dare una data e, di conseguenza, una situazione di grande difficoltà per i pazienti con leucemia acuta che nell’attesa di un trapianto possono recidivare, aggravarsi, morire». Per Mecucci si è, quindi, di fronte a «una condizione insostenibile anche per i medici, che lavorano incessantemente per far fronte a situazioni drammatiche in uno stato di costante ansia e grande difficoltà».
I rischi in caso di guasto In base a quanto emerso al Forum al Chianelli negli ultimi due anni i tre primari hanno più volte segnalato al Regione «il rischio che si corre nell’avere un’unica apparecchiatura di questo tipo e la possibilità che un guasto possa verificarsi in una strumentazione che oramai risente dell’uso intenso a cui è stata sottoposta in questi ultimi dieci dieci anni».
Chianelli sul piede di guerra All’appello si è unito anche Franco Chianelli, presidente del Comitato per la vita Daniele Chianelli, con un intervento tanto netto quanto chiaro: «Non posso accettare che la vita delle persone venga messa a rischio non acquistando questo macchinario fondamentale per salvare bambini, ragazzi e adulti malati di patologie gravissime che potrebbero guarire definitivamente. Il valore della vita non ha prezzo. E noi non ci fermeremo, siamo pronti a scendere in piazza con i malati e i loro familiari».
