di Gordon Brasco
La prima cosa che ci viene in mente dopo aver visto questo film è che se non ci fossero stati Colin Firth e Nicole Kidman a indirizzare più o meno correttamente la narrazione della storia ci saremmo sorbiti due ore di flashback, paesaggi storici e tanta noia. La trama procede lenta e inesorabile come (tanto per rimanere in tema) un treno lungo un binario. Non ci sono dubbi su come si sviluppi la trama, anzi, il suo svolgersi è volutamente scontato proprio per lasciare le due star di Hollywood libere da coup de théâtre, così da concentrarsi esclusivamente sulla recitazione. Cosa che i due vincitori dell’Oscar (Colin Firth per Il discorso del Re e Nicole Kidman per The Hours) fanno alla perfezione: Firth inonda la scena con pathos senza fine recitando la parte dell’uomo distrutto alla ricerca di un senso nella vita che possa riscattarlo da un passato terribile. I suoi sguardi dolenti sono così perfettamente tristi da poter essere annoverati in un’eventuale «Guida alla recitazione per film drammatici». Ma se l’attore inglese conferma le sue eccezionali doti recitative la sorpresa più grande arriva dall’attrice australiana: finalmente da quando ha trasformato il suo viso in un fermo immagine di Nefertiti per un uso sconsiderato della chirurgia plastica, l’ex moglie di Tom Cruise centra in pieno la sua recitazione consegnando ai posteri un’interpretazione fantastica.
Intenso Non possiamo certo dire che l’espressività del volto della Kidman sia tornata quella che era ai tempi di Ore 10: calma piatta (film del 1989 diretto da Phillip Noyce) ma una sapiente acconciatura e dei primi piani studiati la rendono quasi umana. Il resto della storia ve lo potete immaginare, finale incluso…da sottolineare le scene di tortura che colpiscono non tanto per la ferocia delle stesse ma quanto per il carico emotivo che si portano dietro all’interno della narrazione della storia. Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi sì: non troverete nulla di originale nelle vicende che il regista Jonathan Teplitzky vuole raccontarvi, anzi, se poi durante la visione del film vi verrà voglia di fischiettare il motivetto de Il ponte sul fiume Kwai (film del 1957 diretto da David Lean) sareste più che giustificati, qui a fare la differenza è la recitazione dei due protagonisti capaci, ognuno a modo loro, di rendere vivida la paura, la disperazione e il senso di frustrazione di chi sopravvissuto alle atrocità della guerra cerca un modo per rimettere la propria vita su binari finalmente sicuri. È un film drammatico intenso e ben strutturato e saprà accontentare gli appassionati del genere per non parlare degli appassionati di trenini d’epoca.
Un film di Jonathan Teplitzky. Con Colin Firth, Nicole Kidman, Jeremy Irvine, Stellan Skarsgård, Sam Reid. Titolo originale The Railway Man. Drammatico, durata 116 min. Australia, Gran Bretagna 2013. Koch Media.
Trama: La vera storia di Eric Lomax, ufficiale inglese torturato dai giapponesi durante la costruzione della ‘ferrovia della morte’ avvenuta nel corso della Seconda Guerra Mondiale che, a decenni di distanza dalla guerra, decise di mettersi sulle tracce del suo carnefice in cerca di vendetta. Patti, moglie di Lomax, sostenne il marito, lo aiutò a confrontarsi con le sue paure e scrisse all’uomo che Eric riteneva responsabile delle sue torture.
Perugia
Gherlinda: 16.40 / 19.15 / 21.50
Uci Cinemas Perugia: 17.00 / 19.40 / 22.10
Foligno
Multisala Clarici: 20.00 / 20.30
Terni
The Space: 16.40 / 19.20 / 22.00
