di Carlo Forciniti
Passano le stagioni. Il palmares si fa sempre più ricco. Ma in Sebastian Solé le motivazioni rimangono sempre le stesse. A livello personale e di squadra.
Cambia il ruolo e la centralità nella Sir Safety Perugia, ma a non mutare è il contributo del giocatore originario di Rosario, Argentina, tra le culle del calcio albiceleste ma che è anche sulla mappa del volley per aver dato i natali al classe 1991.
Raggiunto il massimo Il centrale che il prossimo 12 giugno compierà 36 anni rappresenta uno dei perni, dei riferimenti della Perugia di oggi e quella di domani. Dentro e fuori lo spogliatoio. Un po’ come accaduto nella stagione appena conclusa che l’ex Trento e Verona ripercorre così. «Siamo riusciti a fare praticamente il massimo. È vero, non abbiamo vinto la Coppa Italia ma la Supercoppa di Trieste per valori e dato il momento della stagione somigliava molto ad una Final Four di Coppa Italia – racconta a Umbria24 -. Il lavoro che abbiamo svolto nel corso dei mesi è stato ripagato nella maniera migliore. Raggiungere gli obiettivi che ci si prefigge è forse la cosa più bella».
Flashback A proposito di cose belle, c’è una partita in particolare che Solé ricorda più di altre. E non è una delle quattro finali che hanno permesso alla Sir – in versione Susa Scai o Sicoma Monini – di vincere ovunque in Italia e nel mondo. «Se penso ad una partita che mi è rimasta impressa, cito quella giocata in casa contro la Lube valida per i quarti di Coppa Italia. Venivamo da un periodo estremamente intenso. Avevamo appena vinto il Mondiale per club in Brasile, un altro momento straordinario in cui abbiamo raggiunto un livello molto alto. Giocavamo contro un avversario competitivo come è sempre la squadra marchigiana. Battere Civitanova in una partita secca è stato molto importante. Ricordo che al PalaBarton Energy c’era un’atmosfera da finale scudetto. A livello personale cito l’impatto dalla panchina che ho avuto in regular season contro Piacenza in trasferta. Abbiamo vinto al tie break dopo essere andati sotto 2-0».
La forza del gruppo Uno dei rari, rarissimi momenti in cui i Block Devils sono apparsi in difficoltà in un’annata archiviata con un Grande Slam da consegnare alla storia. Eppure, Solé fa capire come le difficoltà non siano mancate. «Da fuori può sembrare che sia stato tutto facile date le vittorie che abbiamo ottenuto, ma non è così. Basti pensare agli infortuni con cui abbiamo dovuto fare i conti che ci hanno forgiato e unito ancora di più. Inoltre, la brutta sconfitta in semifinale in Coppa Italia contro Verona avrebbe potuto destabilizzarci, cosa che non è accaduta anche perché tutto il gruppo, durante la stagione, ha avuto la possibilità di dimostrare qualcosa. Uno dei meriti è stata la capacità di farci sempre trovare pronti». Anche in virtù delle capacità di coach Lorenzetti con cui Solé aveva già lavorato ai tempi di Trento. «Rispetto a quel periodo è cambiato un po’ come sono cambiato io. Lo facciamo tutti. Ha un suo modo di lavorare, le sue squadre giocano bene anche perché è molto abile a leggere le partite».
Sogni esauditi A cambiare è stata anche Perugia rispetto a quando Solè, era la stagione 2020-2021 – esordiva in bianconero. «Quanto accaduto nei primi anni in cui ero qui, annate in cui inseguivamo lo scudetto e la Champions League, ci hanno dato la forza di crescere. Ora siamo arrivati ad un punto in cui la squadra così come la società sono ancora più consapevoli della propria forza. Anche grazie a coach Lorenzetti, abbiamo fatto un ulteriore salto di qualità. Ripartiamo con questa consapevolezza. La Sir – aggiunge “Seba” – mi ha permesso di realizzare tutti i miei sogni a livello sportivo ma non solo. A Perugia dove insieme alla mia famiglia sto benissimo, è nato anche uno dei miei bambini. Penso di essere arrivato al cuore della gente».
Guida Così come stagione dopo stagione sa come entrare nel “cuore” dello spogliatoio. Compito che spetta ad un veterano come il centrale argentino. «È un qualcosa che mi viene naturale. So qual è il mio ruolo e il contributo che mi è richiesto dentro e fuori dal campo. In squadra ci sono giocatori che esprimono la leadership in maniera diversa uno dall’altro. L’importante è spingere tutti nella stessa direzione anche per aiutare i nuovi ad inserirsi al meglio nella Sir». Di cui Solé è ormai una delle colonne.
