di Gordon Brasco

Frode di nome e di fatto perché se andrete al cinema a vedere questa roba, «frode» è l’unica cosa che vi verrà in mente ripensando al costo del biglietto. A peggiorare la già poca voglia di rivedere Richard Gere ci si mette pure il poster del film che recita un sottotitolo da suicidio collettivo: «Sesso, potere e denaro sono il tuo miglior alibi»…ignoriamo che abbia ideato questo slogan ma meriterebbe i lavori forzati per una decina d’anni. Il film è piatto, freddo, insapore, perfetto per l’ex Ufficiale gentiluomo (Film di Taylor Hackford del 1981) che oramai ha solo due espressioni facciali a disposizione ed entrambe non sono catalogabili nell’ambito della recitazione, al massimo possono interessare qualche oftalmologo che potrà così spiegare come Gere riesca ancora a vedere qualcosa con gli occhi ridotti a due fessure. La cosa spaventosa di questo film però non è la recitazione, il regista ha a disposizione un cast pieno di ex glorie del cinema che fanno quello che possono per non lasciare affondare tutta la baracca, ma bensì la trama stessa…vi capiterà infatti una cosa piuttosto spiacevole guardando questo La frode ovvero avrete per 107 minuti la sgradevole sensazione di un déjà vu continuo, come se quello che state osservando sia il remake di qualcosa di già noto o comunque conosciuto. Peccato che invece a causare questo fastidio sia soltanto l’uso sconsiderato da parte dl regista e dello sceneggiatore di idee già sfruttate, luoghi comuni e trovate scontatissime degne di un super otto anni ’70.

Distaccato e piatto Se poi l’intenzione del regista era quella di coinvolgere lo spettatore nella vita fraudolenta del protagonista, magari allacciando un qualche legame empatico tra le due parti, beh allora proprio non ci siamo: Richard Gere è onnipresente nel film ma la sua recitazione distaccata e piatta rende il tutto così lontano da chi guarda la storia da rendere impossibile qualsiasi condivisione, lo spettatore così non potrà fare altro che deprecare l’atteggiamento del protagonista e basta, il che riporta il cinema indietro di 50 anni quando si andava in sala a guardare pallosissimi pistolotti morali interessanti come una carie dentale. Bellissima Laetitia Casta anche se un po’ spaesata in una parte che comunque poche attrici avrebbero trovato comoda. Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi no: è un film vecchio stile, dalla trama insapore, con un buon apporto recitativo da parte dei comprimari del cast e invece insufficiente da parte del protagonista. Rechard Gere sembra un ometto che si improvvisa attore…come se uno che scatta delle foto il sabato pomeriggio volesse competere con Helmut Newton, insomma non ci siamo e visti gli ultimi lavori dell’attore nato il 31 agosto 1949 (età 63) a Filadelfia ci auguriamo di non vederlo più sul grande schermo per un bel po’ di tempo.

Un film di Nicholas Jarecki. Con Richard Gere, Susan Sarandon, Brit Marling, Tim Roth, Laetitia Casta. Titolo originale Arbitrage. Thriller, durata 107 min. USA 2012. M2 Pictures.

Trama: Il magnate Robert Miller, alla vigilia del suo 60esimo compleanno, sembra il ritratto del successo sia negli affari che nella vita familiare. Ma dietro la facciata dorata, Miller sta in realtà cercando disperatamente di vendere il suo impero finanziario a una grande banca prima che le frodi da lui perpetrate per anni vengano scoperte. Abile nel nascondere la sua reale situazione finanziaria alla moglie Ellen e alla brillante figlia ed erede Brooke, Miller riesce anche a bilanciare la vita familiare con una relazione extraconiugale con la giovane e bellissima Julie. Ma proprio mentre è a un passo dal chiudere la trattativa, un errore sanguinoso cattura l’attenzione del detective Michael Bryer della NYPD. In una disperata corsa contro il tempo, Miller dovrà cercare un modo per non perdere tutta la sua vita.

Perugia
Gherlinda: 17.45 20.05 22.25
Uci Cinemas Perugia: 17.30 20.00 22.20

Foligno
Multisala Clarici: 17.30 20.00 22.30

Terni
Cityplex Politeama Lucioli: 16.00 18.00 20.30 22.35
The Space: 17.55 20.10 22.25

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