L’Umbria sta vivendo una fase di meridionalizzazione in termini di salari poiché rispetto al Centro-Nord i lavoratori nella nostra regione guadagnano 3800 euro in meno all’anno. E’ uno dei passaggi affrontati dal segretario generale della Cisl Umbria, Angelo Manzotti, nella conferenza stampa di inizio anno partendo da una fotografia del 2023 e guardando agli appuntamenti elettorali dei prossimi mesi.
Un lavoro «povero» in un contesto preoccupante di denatalità, «dove si registra un nuovo nato ogni sei 65enni».
Per colmare questo gap, secondo i sindacati, «la soluzione è quella di incentivare la contrattazione di secondo livello, aziendale, territoriale o di filiera. Per equiparare queste retribuzioni e ridisegnare un nuovo mondo di lavoro che sia degno di tale nome».
Altro tema decisivo anche in vista delle elezioni regionali e in alcuni comuni, è quello della sanità: è necessaria la definizione e attuazione del Piano sanitario regionale, diminuire liste di attesa, migliorare la qualità delle prestazioni anche attraverso l’istituzione di un Irccs regionale, ovvero un istituto di ricovero scientifico. “Oltre ad una sanità passiva – ha continuato il segretario – molti specialisti lasciano l’Umbria per andare a ricoprire ruoli importanti fuori regione».
E poi c’è il grande tema della sicurezza: l’Umbria nel 2023 ha fatto registrare il record di morti bianche in relazione al numero di lavoratori: sono necessari formazione e sensibilizzazione, prima ancora che provvedimenti repressivi.
