di Gordon Brasco

«Sai che vuol dire Oncologia? Duemila euro a fiala». In questa aberrante sintesi c’è esplicitata tutta la stortura di un sistema farmaceutico basato sul reato di comparaggio, ovvero accettare regalie (soldi, viaggi e altri beni) in cambio di prescrizioni mediche che favoriscano un farmaco rispetto a un altro, così da gonfiare i bilanci dell’azienda farmaceutica di turno con buona pace dei diritti dei malati e della fantomatica concorrenza di settore. Il film di Morabito (Che cos’è un Manrico del 2012) affronta un tema piuttosto familiare anche grazie all’interesse suscitato nell’opinione pubblica da servizi giornalistici di programmi tv piuttosto noti (le Iene, Report), così se da un lato l’aspetto divulgativo non sorprende (perché appunto già conosciuto dallo spettatore) quello privato del protagonista, che dovrebbe servire da collante alle varie vicende, non ingrana condannando il film ad essere interessante come un documentario ma meno avvincente di un film drammatico. Il personaggio di Bruno (il protagonista) non riesce quasi mai a fondere insieme la sfera del privato e quella del lavoro, entrambe avviate a un inevitabile disastro, impedendo così quell’amalgama che avrebbe reso la tragedia personale e quella sociale un tutt’uno.

La denuncia Non stiamo dicendo che il film non abbia un carattere spiccatamente drammatico anzi, il fatto è che quello che attende al privato di Bruno rimane in quell’ambito e così accade per la sfera lavorativa…con una regia maggiormente esperta forse si sarebbe arrivati a una sintesi più simile a ciò che ognuno di noi chiama vita, che è sempre un risultato di tante cose diverse che concorrono tutte insieme a plasmarci. Da notare la performance del giornalista Marco Travaglio, perfetto nel ruolo del professore antipatico. Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi sì: è vero che la storia presenta uno svolgimento a metà, con un protagonista che solo per forza d’inerzia alla fine vedrà in qualche modo riunire le proprie vicissitudini lavorative con quelle del privato e che alcune parti del film sembrano scritte più con la penna della retorica che con quella della divulgazione cinematografica, però il tema è interessante, ben delineato, con una decisa impronta di denuncia che ce lo rende sufficientemente interessante da meritarsi tutta la nostra attenzione. Non è il film dell’anno e non lo ricorderete per particolari meriti recitativi, ma se state cercando un titolo italiano che faccia riflettere su un problema importante come quello della sanità allora correte al cinema.

Un film di Antonio Morabito. Con Claudio Santamaria, Isabella Ferrari, Evita Ciri, Marco Travaglio, Roberto De Francesco. Drammatico, durata 103 min. Italia 2013. Cinecittà Luce.

Trama: Bruno fa l’informatore medico. La sua azienda, la ‘Zafer’, sta vivendo un momento difficile. Pur di non perdere il suo posto di lavoro, Bruno è disposto a corrompere medici, a ingannare colleghi, a tradire la fiducia delle persone a lui più vicine. Bruno è l’ultimo anello nella catena del ‘comparaggio’, una pratica illegale che la Zafer, come molte altre case farmaceutiche, attua per convincere i medici a prescrivere i propri farmaci. E se alcuni dottori si rifiutano di prestarsi a questo gioco, molti di loro non si sottraggono affatto.

Perugia
Cinema Melies: 18,30 / 21,30