di Gordon Brasco
Primo lungometraggio per Paul Wright, uno che nel 2011 ha vinto il BAFTA per miglior corto con Until the River Runs Red e quest’anno era in lizza per il miglior esordio britannico da regista (sempre ai BAFTA). Non è un film facile questo e non perché la storia sia particolarmente complessa, anzi, Wright è stato intelligente a mettere al centro del film un evento drammatico di per sé lineare perché in questo modo ha potuto costruirci sopra tutto il resto anche se è proprio questo «resto» ad affaticare la narrazione. Tutto contribuisce a visioni parziali degli eventi, dalla fotografia alle luci, dagli attori alle scenografie ed è qui la chiave di volta del film: Wright sceglie di mettere lo spettatore al centro di un crescendo emotivo drammatico alimentato da diverse forze che agiscono nella storia, a volte contrapposte, ma inquietanti e misteriose, che porteranno a un epilogo chiarificatore che permetterà al pubblico in sala di capirci finalmente qualcosa e tirare un sospiro di sollievo dopo 90 minuti di incertezza e pathos. Non possiamo dire quindi che l’obiettivo del regista non sia centrato: l’ossessività crescente sulla causa dell’incidente che è al centro della storia, viene alimentata nello spettatore in modo efficace, il problema è che la non linearità del film e certe scene decisamente confuse infastidiscono più che inquietare, e portano a più riprese a fare degli sbuffi d’insofferenza nei confronti di una narrazione troppo criptica.
Eccessiva enigmaticità Diciamolo senza paura di essere smentiti: non c’è bisogno di essere eccessivamente ermetici per elaborare un dramma non banale, a volte la semplicità è il miglior modo di raccontare una storia, forse in questo caso il regista ha optato per alcune soluzioni controverse per nascondere qualche pecca nel copione o qualche incertezza su come riuscire a portare lo spettatore fino alla fine della storia senza fargli perdere interesse, non lo sappiamo, sappiamo però che questa eccessiva enigmaticità è un peccato originale che ci sentiamo di perdonare in parte visto che si tratta comunque di un esordio alla regia. Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi sì: la storia è complessa, a volte troppo confusa ed enigmatica ma è un primo lavoro molto interessante che elabora un mistero in un crescendo di situazioni inusuali. Non è certo un film per tutti ma se state cercando un dramma che possa inquietarvi e impegnarvi in una visione complessa per più di un’ora e mezza allora correte al cinema, questo esordio di Paul Wright è tutto per voi.
Un film di Paul Wright. Con George MacKay, Kate Dickie, Nichola Burley, Michael Smiley, Brian McCardie. Titolo originale For Those in Peril. Drammatico, durata 93 min. Gran Bretagna 2013. Nomad Film.
Trama: Aaron è un giovane disadattato che vive in una remota località di pescatori scozzesi. Il luogo è stato colpito di recente da uno strano incidente legato alla pesca, che ha lasciato vivo Aaron ma ha ucciso suo fratello maggiore e altri quattro uomini. La comunità, suggestionata dalle superstizioni locali, incolpa il giovane della tragedia e lo emargina: ma Aaron, testardamente convinto che suo fratello non sia morto, parte alla ricerca sua e del resto degli uomini coinvolti nell’incidente.
Perugia
Zenith: 18.00
