di Gordon Brasco

Se un film del genere fosse stato girato in Italia sarebbe stato il festival dei luoghi comuni sui gay e non perché non ci siano registi capaci di raccontare un amore tra persone dello stesso sesso, ma perché i produttori non avrebbero sganciato un soldo se non per produrre qualcosa che potesse ricordare anche solo vagamente «Il Vizietto» (film di Edouard Molinaro del 1978 con un eccezionale Ugo Tognazzi). Le ragioni per cui in Italia il gay al cinema deve far ridere e andare in giro vestito con delle piume di struzzo sono molteplici ma se il nostro Paese è il fanalino di coda sul riconoscimento dei diritti agli omosessuali insieme a Lituania e Moldavia qualcosa vorrà pur dire. Ecco allora che a farci uscire dal medioevo del Belpaese ci pensa il regista Ira Sachs con una storia semplice e delicata, che ha come unico fine quello di mettere sotto il riflettore l’amore e gli infiniti ostacoli che la vita mette innanzi a ognuno di noi ogni giorno. Non ci sono drag queen che corrono nel deserto, né gay pride, c’è la vita normale di due persone che si ritrovano, dopo tanto tempo vissuto insieme, a dover affrontare un evento inaspettatamente drammatico che li porrà di fronte a un altro modo di volersi bene nel quotidiano. A fare da sfondo una città straordinariamente luminosa, con scorci di Chelsea e di buona parte dell’East End che tradiscono un amore viscerale da parte del regista per New York (sua città natale) come già ci aveva abituati il Woody Allen dei tempi che furono.

Leggerezza Alfred Molina ci regala la sua performance migliore ed è un vero piacere rivederlo in gran forma dopo qualche lavoro non proprio esaltante…assolutamente da bocciare invece è Marisa Tomei (tra gli ultimi: «Le idi di marzo», regia di George Clooney del 2011; «Inescapable», regia di Ruba Nadda del 2012 e «Parental Guidance», regia di Andy Fickman del 2012) che non riesce mai a essere convincente nella parte finendo per danneggiare il resto del cast e la storia. Sachs non ha nessuno scopo recondito: non ha voglia di moralizzare il pubblico né di condannare la Chiesa o di schierarsi per chissà quale movimento pro-diritti gay: tutto quello che fa è raccontare una storia d’amore con un’insospettabile leggerezza, cercando di lasciare i riflettori accesi sopra il sentimento in quanto tale e non su chi lo prova, dimostrando una buona maturità artistica. Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi si: è un dramma raccontato con molta delicatezza, che mostra come la nostra vita sia in balia di eventi inaspettatamente traumatici e di come sia fragile l’aiuto delle persone che ci circondano nel momento del bisogno. Se poi qualcuno vuole prendere degli spunti per farsi delle domande sopra che tipo di Paese vorrebbe che fosse l’Italia in merito ai diritti dei gay, questo è un ottimo film per farlo.

Un film di Ira Sachs. Con John Lithgow, Alfred Molina, Marisa Tomei, Charlie Tahan, Cheyenne Jackson. Drammatico, durata 94 min. USA 2014. Koch Media.

Trama: Dopo 28 anni di convivenza, Ben e George coronano finalmente il loro sogno sposandosi nel Municipio di Manhattan. Di ritorno dalla luna di miele, però, Ben viene licenziato dall’impiego di direttore di coro in una scuola cattolica. Non potendo più permettersi l’affitto del loro piccolo appartamento, i due uomini sono costretti a separarsi. Uno si trasferisce dal nipote e dalla sua famiglia a Brooklyn, l’altro viene ospitato dai vicini di casa, una coppia di poliziotti gay. I due uomini dovranno fare i conti con i disagi e la sofferenza di vivere separati dopo decenni passati insieme.

Perugia
Melies: 18.30 / 21.30

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