di Gordon Brasco

Quando uscimmo dalla sala in cui si proiettava la prima de «Quando c’era Berlinguer» (film del 2014) non avemmo dubbi nel giudicare positivamente l’esperimento di Veltroni come regista…alcune scelte erano evidentemente forzate ma nel complesso il documentario aveva un reale valore storico e politico. Anche oggi, dopo la prima de «I bambini sanno», non abbiamo nessun dubbio nel giudicare il ‘Uolter’ regista solo che di positivo c’è rimasto poco o niente. Veltroni è come quei tizi che su Facebook vi martellano la home di boiate del tipo «Se non clicchi mi piace su questa foto di gattini che miagolano indifesi sei un mostro»…l’ex segretario del Pd usa i bambini ma il risultato è lo stesso. A chi non piacciono i bambini? Chi se la sentirebbe di stroncare un film con quelle faccette tenere che vi parlano di temi d’attualità nel mezzo delle loro belle camerette colorate? Per parafrasare una nota pubblicità a Veltroni piace vincere facile. A noi che invece i gattini su Facebook non ci fanno né caldo né freddo e che i bambini li adoriamo perché li abbiamo in casa, questo secondo lavoro di Veltroni proprio non c’è piaciuto: lo spunto non era sbagliato, perché interrogare le giovanissime generazioni sui temi più disparati poteva risultare uno spaccato eccezionale del nostro tempo, qualcosa che in un futuro a venire le persone avrebbero visto per farsi un’idea di che razza di società era la nostra e invece? Invece Veltroni punta tutto sull’emotività, sullo stuzzicare e commuovere lo spettatore in un modo così smaccato da sembrare falso, artefatto, posticcio…e cosa c’è di più drammatico per un documentario che perdere la propria veridicità?

Emotività E così abbiamo tutta una serie di piccoli protagonisti che vanno dal bambino genio all’immigrato, dal disabile a quello residente a Lampedusa e tutta una casistica umana più varia interrogati con domande volutamente provocatorie e inappropriate, ideate non tanto per conoscere le idee dei bambini ma piuttosto per far leva sui lacrimoni degli adulti. Pessima la scelta di far parlare i giovanissimi protagonisti a una camera fissa neppure fossimo a una puntata di Report (persino i collaboratori della Gabanelli movimentano le interviste con stacchi dall’intervistato all’intervistatore): il risultato è di un piattume terribile appesantito da un pessimo montaggio e da musichette buone per qualche pubblicità di merendine. Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi no: Veltroni non solo non migliora nello stile in questo suo secondo lungometraggio ma se possibile peggiora. La scelta dei bambini, le domande fatte e l’atmosfera che li circonda sembrano una declinazione cinematografica della temibile «tv del dolore» dove per una lacrimuccia dello spettatore il conduttore butterebbe in diretta pure sua madre in fin di vita. Volete davvero sapere cosa pensano i bambini? Allora passateci del tempo insieme senza l’ombra di Veltroni a farvi da filtro, risparmierete i soldi del biglietto e avrete risposte davvero sincere.

Un film di Walter Veltroni. Documentario, Ratings: Kids+13, durata 113 min. Italia 2015. Bim.

Trama: Un viaggio nell’infanzia raccontato attraverso la voce di trentanove bambini interrogati da Walter Veltroni sui loro progetti futuri, sui loro sogni, sull’amore, le passioni, la religione, la crisi, la famiglia e l’omosessualità. I bambini ne sanno più degli adulti sui grandi temi della vita…

Perugia
Gherlinda: 16.45 – 19.30 – 22-15
Uci Cinemas Perugia: 17.20 – 19.50 – 22.25
Cinema Melies: 18.30 – 21.30

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