di Gordon Brasco

Che cosa porta oggi nei nostri cinema un film realizzato nel 2012? La consapevolezza di aver trascurato un lavoro egregio o solo la dimostrazione che la distribuzione europea privilegia qualsiasi pellicola made in Usa piuttosto che quelle di qualità del vecchio continente? Scegliete voi da che parte stare, sta di fatto che l’ultimo film del vecchio regista portoghese Manoel de Oliveira (106 anni, è nato a Porto l’11 dicembre 1908) è un eccezionale esempio di dramma teatrale adattato ai linguaggi cinematografici e una lucidissima dissertazione sulla crisi economica. Teatrale nei modi di recitazione, con un protagonista che è fulcro di ogni immagine, partenza e fine di tutto ciò che il regista ritiene debba essere visto (in un sapiente gioco di luci che è ricorrente per tutto il film), ma teatrale anche per la storia raccontata. Un dramma quasi shakespeariano dove onore e reputazione diventano un dovere a cui non si può sfuggire e la rappresentazione familiare la scusa per parlare dell’umanità intera. Gebo è l’incarnazione dell’istinto umano di proteggere, con qualsiasi sacrificio, la propria progenie e quest’ultima invece rappresenta la propensione innata in ognuno di noi al «male». La crisi economica invece si concretizza nel personaggio di Chamiço, interpretato da Luís Miguel Cintra, che dà voce a tutte quelle che sono le perplessità (per non dire peggio) sul valore che la nostra società da al denaro, alla ricchezza, alla notorietà.

La crisi Un pensiero forse troppo moralistico ma che va ricondotto alla durissima situazione che il Portogallo ha dovuto affrontare in questi anni, quando sull’orlo del crack economico e con l’incubo di finire come la Grecia, i portoghesi si sono trovati a dover sopportare spending review da incubo, ostaggi di politiche economiche restrittive imposte dall’Europa a un governo lusitano incapace di opporre un qualsiasi «no». Tutto questo fa del film di Manoel de Oliveira un bellissimo viaggio dentro i meandri della nostra vita, nei dubbi e nelle tragedie che ne fanno parte, tra le luci e le ombre che affollano la nostra quotidianità e che cerchiamo di mantenere in equilibrio pur non riuscendoci. Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi sì: è un dramma classico nel suo genere, con il protagonista al centro di ogni pensiero e azione, vittima e carnefice degli eventi raccontati che vuole essere esempio e ispirazione per lo spettatore di ciò che siamo o potremmo essere, di ciò cui diamo importanza e a ciò cui invece dovremmo darne di più. Perderselo vuol dire rinunciare a un gran bel film.

Un film di Manoel de Oliveira. Con Michael Lonsdale, Claudia Cardinale, Jeanne Moreau, Leonor Silveira, Luís Miguel Cintra. Titolo originale Gebo et l’ombre. Drammatico, durata 95 min. Portogallo 2012. Mediaplex Italia.

Trama: Sul finire del XIX° secolo Gebo, un povero e onesto contabile, nasconde alla moglie che il figlio Joao si è dato alla macchia dopo essersi reso responsabile di alcuni furti ai danni del capo della Compagnia Ausiliaria, la principale banca portoghese. Per non divenire oggetto di umiliazione e scherno da parte di tutti quelli che lo conoscono, Gebo si addossa le responsabilità del figlio e, confessando di essere l’autore dei furti, trascorre tre anni in carcere, durante i quali ripensa a tutta la sua vita e alle ingiustizie a cui è andato incontro.

Perugia
Zenith: da Venerdì 20:45 – 22:30

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