di Gordon Brasco
Diciamo subito cosa non è questo Django Unchained: non è un rifacimento del film di Sergio Corbucci del 1966, il nome nel titolo è solo un omaggio a un genere e a un suo grande regista. Non è un western così come Bastardi Senza Gloria (del 2009) non era un film di guerra, Tarantino ama prendere un genere specifico e stravolgerne le regole per ottenere un prodotto che esternamente assomiglia a molte cose che avete già visto ma internamente brilla di una luce tutta nuova. Non è un esercizio sterile di pura violenza: di sangue ne vedrete abbastanza da ricolorare di rosso un appartamento di cento metri quadri, ma fermarsi a questo vuol dire non aver capito nulla di Tarantino e lasciateci dire che Quentin ha fatto benissimo a trattare male il giornalista che durante la conferenza stampa in Gran Bretagna cercava di collegare la violenza nei film e le sparatorie nelle scuole, un po’ come dire che il Dito di Cattelan davanti alla Borsa di Milano è un invito da parte del Comune a tutti i risparmiatori di andare a quel paese.
Django Unchained è una grande storia americana sulla sofferenza, il riscatto ma soprattutto sul razzismo ed è questa l’unica chiave di lettura che davvero emerge dall’ultima fatica di Tarantino: la violenza è fumo negli occhi anzi «entertainment» come direbbero a Hollywood, l’ambientazione un esercizio teatrale, l’uso della macchina da presa un omaggio a uno stile tutto italiano di fare western (pensiamo per esempio a Sergio leone oltre che al già citato Corbucci)…insomma ci sono decine di spunti sui quali soffermarsi ma solo il tema del razzismo è quello che davvero anima questo film fino a farlo diventare un vero grido di guerra contro uno dei più odiosi crimini dell’uomo. In questo il ruolo di Leonardo Di Caprio è centrale e cardine di tutta la storia, è grazie alla sua interpretazione e soprattutto alle sue odiose parole sui neri che Tarantino sviscera tutto lo sdegno e l’assurdità di un certo tipo di pensiero malato che vorrebbe una «razza» migliore dell’altra, un discorso già aperto con Bastardi senza gloria ma che in questo film diventa vero e proprio messaggio universale.
Esagerato 165 minuti di grande cinema, esagerato, sconvolgente, esilarante, colorato da dialoghi di cui sentivamo la mancanza e che i tanti replicanti in circolazione possono provare a scopiazzare ma senza arrivare alla perfezione dell’originale. Unica nota difforme dallo stile tarantiniano classico è l’uso della protagonista femminile, Kerry Washington è brava e ogni volta che entra in scena la illumina come un falò a notte fonda ma non c’è quasi nulla del concetto di «eroina» a cui siamo abituati, la sua parte è funzionale al film e basta. Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo Django Unchained? Assolutamente sì: è un capolavoro tarantiniano che chiude un ciclo aperto con Bastardi senza gloria, sia nel percorso di riscatto e vendetta dei protagonisti che nel desiderio del regista di riscrivere la storia. È un messaggio contro il razzismo quello che lancia il regista nato a Knoxville nel Tennessee e lo fa nel modo a lui più consono, ovvero spingendo la violenza a un livello così assurdo da renderla epica, esagerata, assolutamente sanguinosa ma non disumanizzante. Andate al cinema a godervi questi 165 minuti di vero Tarantino, potreste dover aspettare altri 4 anni per il prossimo.
Un film di Quentin Tarantino. Con Jamie Foxx, Christoph Waltz, Leonardo DiCaprio, Samuel L. Jackson, Kerry Washington. Western, durata 165 min. USA 2013. Warner Bros Italia.
Trama: Django, schiavo liberato, sotto la tutela di un cacciatore di taglie tedesco diventa a sua volta feroce cacciatore di taglie e dopo aver aiutato il suo mentore a racimolare un po’ di denaro si fa aiutare dall’uomo per rintracciare la moglie schiava e liberarla dalle grinfie di un crudele proprietario terriero.
Perugia
Gherlinda: 18.20 20.10 21.45
Uci Cinemas Perugia: 18.00 18.30 22.00 22.10
Foligno
Multisala Clarici: 18.00 22.00
Terni
Cityplex Politeama Lucioli: 16.00 19.00 22.00
The Space: 15.10 17.30 18.30 20.50 21.50

