Un ricercatore

di M.T.

Nuove speranze contro il tumore al pancreas arrivano da due studi sui topi: uno americano intercetta le lesioni prima che diventino maligne, quello spagnolo – già raccontato da Umbria24 – elimina completamente l’adenocarcinoma duttale con tre farmaci combinati.

Ricerca americana elimina lesioni precancerose Uno studio della Perelman School of Medicine (Pennsylvania) pubblicato su Science ha testato inibitori Kras su topi con lesioni PanIn, le precancerose microscopiche che precedono il 95 per cento dei tumori pancreatici. Trattati precocemente, i topi hanno visto dimezzarsi le lesioni in 10 giorni, con progressione tumorale rallentata e sopravvivenza raddoppiata (triplicata in trattamenti lunghi). Funziona meglio dell’intervento post-diagnosi, spiegano gli autori, aprendo a future applicazioni su cisti pancreatiche ad alto rischio.

Il Centro nazionale spagnolo per il cancro (Cnio) di Mariano Barbacid – raccontata da Umbria24 il 28 gennaio – ha eliminato l’adenocarcinoma duttale pancreatico (Pdac) nei topi con tre farmaci: due contro EGFR e STAT3, uno su KRAS mutato (presente nel 90 per cento dei casi). Risultati senza precedenti: regressione completa fino a 200 giorni e tossicità minima. «Per la prima volta una risposta completa e duratura sui modelli animali», ha detto Barbacid su Pnas.

Entrambi gli studi colpiscono KRAS, mutazione “non farmacologica” fino al 2021 (primo inibitore approvato per polmone). Mancano però i test sull’uomo: lesioni PanIn invisibili agli esami attuali, come nota Ben Stanger (Penn). I prossimi passi saranno su pazienti con cisti diagnosticate, sopravvivenza a 5 anni resta all’11-12 per cento, tasso più basso tra tumori solidi.

In Umbria il tumore al pancreas uccide 250 persone l’anno (dati Aiom 2025), con incidenza stabile ma diagnosi tardive croniche. L’Irccs San Raffaele (Milano) e il Santa Maria di Terni monitorano pazienti ad alto rischio genetico. Le scoperte precliniche rafforzano la necessità di screening precoci (ecoendoscopia, rmn) per famiglie con mutazioni BRCA/PALB2, come indica Umberto Veronesi. Se confermate clinicamente, potrebbero dimezzare la mortalità regionale entro 10 anni.

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