di Maurizio Troccoli

In Europa l’eroina resta una delle principali cause di mortalità da droghe illecite e continua a evolvere nel formato di vendita e consumo. Una novità emergente è rappresentata dall’eroina in pasticche, intercettata per la prima volta in Spagna dalla Policía Nacional nell’ambito dell’operazione Atis: otto chilogrammi di eroina compressa, soprannominata calaveras per la forma a teschio, erano destinati alla distribuzione tra Madrid e Barcellona. Il nuovo formato non è pensato per l’assunzione orale, ma deve essere polverizzato per essere iniettato, fumato o sniffato, rendendo più difficile la valutazione della dose e aumentando i rischi di consumo incontrollato. Insomma le pratiche di consumo restano quelle note, ma quelle della distribusione cambiano, rispondendo a logiche di packaging e marketing che si impongono anche nel mercato delle droghe illegali.

Il quantitativo sequestrato è parte di una attività di traffico della droga ma che comunque sperimenta modalità nuove, che hanno vari funzioni, compresa quella di essere maggiormente penetrabile, trasportabile, confondibile, insomma funzionare di più per l’utente a beneficio di chi la confeziona e traffica. Le pillole contenevano una purezza di eroina tra il 10 e il 10,5 per cento, insieme a caffeina al 50% e altri agenti di taglio. La scelta del formato a teschio riflette una strategia di marketing volta a rendere la sostanza meno riconoscibile e più facilmente assimilabile ad altre droghe già diffuse, ampliando il bacino di consumatori, in particolare tra i giovani o i non abituali come è stato spiegato in un dettagliato articolo de l’Inchiesta.

Questo fenomeno si inserisce in un quadro più ampio in cui l’eroina resta centrale a livello europeo. Secondo l’European Drug Report 2024-2025, l’eroina è la principale causa singola di decesso per overdose tra le droghe illecite, con una stima compresa tra 1.500 e 2.000 morti all’anno. L’Italia contribuisce per circa il 40-50 per cento di queste morti, confermando che la sostanza non è relegata a un fenomeno del passato. Anche l’uso tra i giovani sta crescendo: il rapporto annuale dell’Osservatorio nazionale sulla droga segnala un incremento del 15 per cento nell’ultimo anno tra i 16 e i 25 anni, con circa 30.000 casi censiti, che sottostimano comunque l’area sommersa di consumatori.

All’interno di questo contesto, l’Umbria mostra caratteristiche particolarmente preoccupanti. Nel 2024 i servizi per le dipendenze della Usl Umbria 1 hanno preso in carico 1.858 persone, di cui circa 1.224 (67%) con dipendenza prevalente da eroina, un numero elevato se rapportato alla popolazione della regione. La prevalenza maschile supera l’80 per cento. Questo fa dell’Umbria una delle regioni con il rapporto più alto tra consumo problematico di eroina e popolazione residente, confermando che la sostanza resta dominante rispetto ad altre droghe anche da noi.

Il fenomeno si riflette sul sistema sanitario regionale: nel 2024 i pronto soccorso di Perugia e Terni hanno gestito 296 intossicazioni acute legate a sostanze stupefacenti, alcol e psicofarmaci, tra cui eroina, con un carico significativo per i servizi di emergenza. Perugia concentra la maggior parte dei casi, seguita da Terni e da altri centri di medie dimensioni. Gli utenti sono prevalentemente adulti, confermando la tendenza europea dell’invecchiamento dei consumatori di eroina, con un aumento dei profili clinici complessi e delle comorbidità psichiatriche.

Se si considerano le strutture dei servizi di cura, la densità di offerta specialistica per tossicodipendenze in Umbria resta leggermente inferiore alla media nazionale, ma la pressione sulle singole strutture è elevata a causa della complessità dei casi trattati.

La combinazione tra il nuovo formato commerciale dell’eroina e il quadro regionale conferma una costante attenzione al fenomeno e alla necessità di interventi mirati. Le pillole “calaveras” non solo complicano la percezione del consumo, ma potrebbero facilitare l’ingresso di nuovi utenti, mentre in Umbria l’eroina continua a rappresentare la sostanza più diffusa tra chi accede ai servizi di cura, con tassi di mortalità e di emergenze superiori alla media nazionale.

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