di Gordon Brasco
I tratti sono quelli tipici della tragedia: c’è la spavalderia travestita da coraggio tipica dei semidei greci studiati a scuola e c’è l’idea della vendetta o dell’onore intesi entrambi come impulsi ancestrali e quindi indomabili. Ci sono poi i paesaggi calabresi in contrapposizione a quelli “nordici” (Milano in primis) che stridono tra loro come due pezzi di metallo arrugginito, ma soprattutto c’è un film dirompente, vero quanto lo è stato quel Gomorra di Garrone ma decisamente più teatrale, come se il regista Francesco Munzi (Saimir del 2004, Il resto della notte del 2008) non volesse apparire dentro la storia cercando di lasciare una propria impronta personale ma piuttosto costruire un racconto quanto più letterario possibile e lasciare lo spettatore con la curiosità di andarselo a leggere il libro da cui è tratto il film (Anime Nere è un romanzo di Gioacchino Criaco, edito da Rubettino). Le cose che non vanno nel film in fondo sono tutte qui, nell’evidente mancanza di un tratto personale che avrebbe potuto dare alla storia un indirizzo più deciso, più marcato…il risultato è comunque eccellente ma siamo sicuri che con un po’ più di esperienza dietro alla macchina da presa la narrazione complessiva sarebbe stata da Oscar perché se di film di mafia e camorra ne sono pieni gli scaffali di quelli sulla ‘ndrangheta davvero si fa fatica a ricordarne qualcuno.
Universo parallelo Le mafie sono tutte uguali? Forse nei modi con cui si arricchiscono e prosperano ma le dinamiche che le portano a radicarsi nel territorio, a soppiantarsi allo Stato imponendo nuove leggi e nuovi modi di vivere quelli non sono uguali in nessun luogo, perché nascono e si adattano alla realtà che le circonda, alle tradizioni di una terra e dei propri abitanti, dando vita a un mix così peculiare da non poter essere replicato in nessun posto sulla terra se non dove è nato. Ecco allora che il lavoro di Munzi serve anche a questo, a farci entrare in un universo parallelo e quasi sconosciuto, portandoci per mano a conoscere un pezzo di quel mondo che per noi sembra fantascienza e che per altri è solo triste realtà. Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi sì: la recitazione degli attori non vi colpirà particolarmente eppure nell’insieme il film è potente, vitale, tragico come le rappresentazioni greche con una spiccata anima neorealista. Maggiore esperienza alla regia avrebbe dato un indirizzo più forte alla narrazione ma sono dettagli, il risultato è egregio e si vede, perciò andate al cinema, se state cercando un film drammatico italiano basato sulla criminalità di casa nostra questo è il titolo per voi.
Un film di Francesco Munzi. Con Marco Leonardi, Peppino Mazzotta, Fabrizio Ferracane, Barbora Bobulova, Anna Ferruzzo. Drammatico, durata 103 min. Italia, Francia 2014. Good Films.
Trama: Anime Nere è la storia di tre fratelli, figli di pastori, vicini alla ndrangheta, e della loro anima scissa. Luigi, il più giovane, è un trafficante internazionale di droga. Rocco, milanese adottivo, dalle apparenze borghesi, imprenditore grazie ai soldi sporchi del primo. Luciano, il più anziano, che coltiva per sé l’illusione patologica di una Calabria preindustriale, instaurando un malinconico e solitario dialogo con i morti. Leo, suo figlio ventenne, è la generazione perduta, senza identità. Dagli avi ha ereditato solo il rancore e il futuro è un treno che per lui sembra già passato. Per una lite banale compie un atto intimidatorio contro un bar protetto dal clan rivale. In qualsiasi altra terra, sarebbe solo una ragazzata. Non in Calabria, tantomeno in Aspromonte. È la scintilla che fa divampare l’incendio. Per Luciano è di nuovo il dramma che si riaffaccia dopo tanti anni dall’uccisione del padre. In una dimensione sospesa tra l’arcaico e il moderno i personaggi si spingono fino agli archetipi della tragedia.
Perugia
Gherlinda: 17.00 / 19.30 / 21.55
Uci Cinemas Perugia: 17.10 / 20.00 / 22.15
Zenith: 20.30 / 22.30
