di Gordon Brasco
Guardare dal buco della serratura nella vita di gente famosa sta diventando il grido di guerra di Hollywood: così se abbiamo osservato più da vicino Marylin Monroe (film di Simon Curtis del 2011) presto toccherà ad Abraham Lincoln (a metà gennaio il film diretto da Steven Spielberg) e poi a febbraio ad Alfred Hitchcock (in Hitchcock di Sacha Gervasi). Intanto sul grande schermo finisce Franklin Delano Roosevelt (Bill Murray) e sua cugina Daisy Suckley (Laura Linney) legati da una storia d’amore che per decenni è rimasta celata agli occhi indiscreti degli storiografi e dei media. La storia è a tratti divertente e interessante ma da qui a dire che può essere considerata la continuazione de Il discorso del re (The King’s Speech del 2010 diretto da Tom Hooper) ce ne vuole…non solo perché i piani recitativi in campo sono molto diversi (esclusi gli attori principali) ma la stessa struttura del film decisa dai registi non è quasi in nulla confrontabile.
Murray formidabile Una recitazione teatrale quasi «da camera» accompagnava il film di Hooper con dei girati in esterno che si potevano contare sulle dita di una mano. Luminoso, veloce e decisamente aperto a una scenografia naturale il film di Michell. Forse l’unica base di confronto è nella bravura dei due attori principali: Bill Murray non vincerà l’Oscar come Colin Firth ma dobbiamo riconoscere che in questo film l’attore nato a Wilmette il 21 settembre 1950 è davvero formidabile. Non solo riesce a calarsi perfettamente in un personaggio austero e scomodo come quello di Roosevelt ma lo fa con una naturalezza insospettata dimostrando ancora una volta una propensione di Murray alle parti drammatiche che poche volte è stata sfruttata sul grande schermo. Dopotutto l’ex Ghostbuster (film del 1984 regia di Ivan Reitman) proviene da quella fucina di attori comici che è stato il Saturday Night Live degli anni ’70 e come sempre accade in questi casi prima di avere una chance su copioni «seri» passano anni (basta pensare alla carriera di Jim Carrey).
Quello che non convince A convincere meno nel film è tutto quello che ruota attorno a Murray: una Laura Linney poco ispirata si aggira come un fantasma da una scena all’altra lasciando un senso di superficialità nel suo personaggio inusuale per un’attrice della sua bravura, anche la storia d’amore del presidente e sua cugina non supera una delineatura superficiale, come se non si volesse approfondire troppo la cosa o fosse di così dominio pubblico da non meritare di essere sviscerata in modo più completo…insomma uscirete dal cinema con gli stessi «perché» e «come» di quando siete entrati il che è abbastanza deludente per un film che si basa su una delle relazioni più segrete mai avvenute prima della guerra. Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi sì ma a condizione di non aspettarvi un film da Oscar: la storia non è male e Bill Murray recita magnificamente, però il resto del cast non sembra all’altezza e tutte le domande che potrebbero essere fatte su questo nuovo tassello di storia contemporanea solo da poco venuto alla luce rimangono insoddisfatte, insomma una mezza delusione.
Un film di Roger Michell. Con Bill Murray, Laura Linney, Samuel West, Olivia Colman, Elizabeth Marvel. Titolo originale Hyde Park on Hudson. Drammatico, durata 94 min. Gran Bretagna 2012. Bim.
Trama: La relazione quasi incestuosa tra il Presidente Roosevelt e la cugina Margaret Stuckley si consuma nel weekend del giugno 1939 in cui il Re e la Regina d’Inghilterra fanno visita al Presidente presso il suo cottage di New York. L’evento acquisterà importanza storica in quanto prima vera visita negli Stati Uniti di un membro della monarchia inglese.
Perugia
Comunale Sant’Angelo Feriali 18,30 21,15, Sabato 19 e Domenica 20: 16,30 18,30 21,15

