di Lorenzo Carletti*

Il delicato passaggio dei bilanci preventivi delle amministrazioni comunali sintetizza elementi di enorme difficoltà ed incertezza in merito al futuro delle autonomie locali, che impongono al nostro partito e alla sinistra tutta una profonda riflessione sul proprio ruolo nell’attuale coalizione.

Di certo il quadro nazionale, come ampiamente rimarcato nella discussione, mortifica e rende quasi impossibile tanto ottemperare alle naturali scadenze amministrative, costantemente posticipate a causa delle dinamiche di eterna incertezza rispetto alle misure e ai tagli del governo Letta, che definiamo iniqui e miopi, quanto garantire, in una fase di crisi crescente, un piano di azione politica che sia in grado di lanciare un forte segnale di resistenza ed equità ad una cittadinanza sempre più impoverita dalle politiche di austerità che il governo centrale, su indicazione della troika europea, continua a definire la modalità essenziale per riformare il paese.

Le difficoltà del quadro, la prospettiva nazionale di un ‘secondo tempo’ del governo Letta Berlusconi, richiedono un sostanziale cambio di passo nei rapporti con il governo nazionale che, impacciato ed etero-diretto, non sembra avere la minima capacità e risolutezza di fronte alle enormi difficoltà dei territori. Il tratto caratteristico della crisi attuale si impronta infatti nella progressiva rimozione dello stato sociale e delle sue garanzie sostanziali, nella paralisi finanziaria degli enti locali e in un assenza totale di visione e presenza nelle vertenze industriali che vedono il nostro territorio preda di speculazioni internazionali con potenziali effetti devastanti sulla nostra tenuta economica sociale e occupazionale.

Questa riteniamo sia la prima e vera emergenza che si impone di affrontare: occorre improntare una seria differenza con quanto sta avvenendo a livello nazionale rimarcando che le politiche di austerità imposte sono il cappio al collo dei territori, e che l’istanza ultima di questo governo è quello di scaricare sui territori e sui cittadini i costi della crisi. Rispetto a ciò anche i bilanci che il comune di Terni in questi ultimi anni ha prodotto ne sono un triste esempio, salvo alcune eccezioni.

Dentro ad una congiuntura allarmante dove Terni vede da un lato perdere i suoi asset di sviluppo fondamentali, mentre dall’altro crescono i livelli di impoverimento, è finora gravemente mancata la giusta capacità di reazione e di imposizione. Non basta far quadrare un bilancio (pur attraverso un immenso sforzo) per ridare prospettiva alla nostra comunità e credibilità alla maggioranza che guida la città, una credibilità che rischia di evaporare giorno dopo giorno a causa dell’ambivalenza degli orientamenti del partito Democratico, che a livello nazionale governa con la destra sotto l’egida dell’Europa, e sui territori non è in grado di battere i pugni per ottenere risorse, o frenato da logiche interne che, ciclicamente, si ripercuotono sull’operato amministrativo. Per questo, l’ordine del giorno da noi presentato e approvato dal consiglio tenta esattamente di riposizionare Terni al centro di una dinamica vertenziale nei confronti del governo, che sappia imporre meccanismi di tutela e di disobbedienza agli asfissianti parametri del patto di stabilità, ridefinendo priorità e garanzie.

Questa operazione si innesta in una ferma volontà di ripensare l’azione degli enti locali nel quadro di enorme difficoltà che stiamo vivendo. In questo senso rivendichiamo l’attenzione riservata alle opere pubbliche e le risorse investite in questo settore; l’azione per l’immediato sblocco delle risorse vincolate per l’erogazione del contributo affitti; la scelta, dopo venti anni, di riportare la soglia dei finanziamenti conseguenti agli oneri di urbanizzazione destinati agli edifici di culto dal 15% all’8%, che lascia comunque immutata la necessità di superare l’assurda quota predeterminata in favore degli edifici di culto, che la Regione, in contrasto con le disposizioni legislative e la storica sentenza del 2004 del Tar della Toscana, ha intenzione illegittimamente di ribadire.

Tutto questo è tuttavia largamente inadeguato rispetto alle necessità imposte dalla crisi. La sfida rimane pertanto quella di aprire un nuovo spazio di confronto e di partecipazione diretta della cittadinanza rispetto alle criticità sociali che questa città sta attraversando, assumendo scelte coraggiose che sappiano anche opporsi alle sciagurate politiche nazionali, una sfida che intendiamo portare avanti con la capacità di confrontarsi sulle scelte strategiche future e sulle azioni da intraprendere per consolidarle gli ambiti di intervento e sollevare le istanze di un territorio che ha bisogno di visione di campo e buona rappresentanza.

Restano infatti sul tavolo nodi ancora irrisolti per i quali questa maggioranza dovrà testimoniare serietà e coerenza nelle scelte: la partita ambientale con l’indicazione contraria alla combustione di Css, la prospettiva del polo del riciclo e del riuso, una ferma presa di posizione contro la svendita dei nostri apparati industriali sono solo alcuni dei temi su cui intendiamo misurare la responsabilità di noi tutti.

Questo è secondo noi un non più rinviabile passaggio verso i bisogni reali dei ternani, sperando che su questo percorso converga l’interesse e il coraggio di tutti da qui in futuro, rimarcando con forza la necessità di agire anche la disobbedienza laddove essa serva per illustrare ai nostri cittadini che i loro bisogni sono al primo posto nella lista delle priorità.

*Responsabile enti locali della segreteria del Prc di Terni

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