di Sergio Cardinali
L’interesse politico-mediatico creato dalla vertenza Ast ha di fatto messo in secondo piano la questione della chimica, l’altra faccia della medaglia della crisi dell’industria ternana. E questo avviene proprio nel momento più delicato, in cui servirebbe uno sforzo congiunto per rilanciare un polo che, nonostante le grandi difficoltà, ha ancora tutte le carte in regola per giocare un ruolo da protagonista sulla scena economica locale, nazionale ed internazionale.
La stipula, nelle ultime due settimane, dei protocolli di trasformazione dei petrolchimici di Gela e di Porto Marghera – alla presenza del Ministro Guidi, di tutti gli attori istituzionali territoriali di Veneto e Sicilia, ma soprattutto dell’Eni che investe in questa operazione circa 2,5 miliardi di euro – dopo l’accordo dell’anno scorso a Porto Torres, consolida l’interesse del nostro paese per la Green Chemical Industry. E mentre accade tutto ciò, il polo chimico ternano, sulla della chimica verde in Italia, è fermo al palo da oramai quattro anni, a causa della chiusura dell’impianto di polipropilene della Lyondell Basell che, dopo avere dismesso la produzione, ad oggi, non ha ancora messo a disposizione per una reindustrializzazione possibile le aree di proprietà.
Nel frattempo, la chimica tradizionale ha trovato un nuovo equilibrio: la Meraklon, grazie a una straordinaria mobilitazione (50 giorni di sciopero), è stata restituita a nuove opportunità, con la multinazionale belga Beaulieu e l’italiana Neofil che stanno portando avanti le produzioni di fiocco e filo di polipropilene, tra tante difficoltà, ma con altrettante possibilità di riuscita.
Discorso che vale anche per la Treofan (produzione di film di polipropilene per il food ed il tabacco) che era finita in un vortice negativo, ma oggi, attraverso il rinnovo totale del management del gruppo tedesco e quello di stabilimento, sta avendo una nuova chance, fatta di volumi produttivi e di risultati positivi, anche grazie ad un sacrificio dei lavoratori che ha comportato una procedura di mobilità per 21 addetti, che permetterà un’ulteriore riduzione di costi.
Si aprono dunque nuove opportunità, ma restano da sciogliere nodi importanti, come ad esempio quello del costo dell’energia (va scongiurata la crisi della centrale energetica interna al polo chimico) e di quelli condominiali, entrambi scaturiti dalla chiusura di LyondellBasell, maggiore consumatore interno, che ora minaccia di non pagare neanche la propria quota pur mantenendo circa il 50% della proprietà delle aree.
E poi c’è la Novamont – pioniera ternana della plastica biodegradabile, presente su tutto il nazionale in varie joint con altre aziende tra le quali la più importante è proprio l’Eni – che cresce dappertutto, impegnata in nuovi progetti, ma appare sempre meno coinvolta sul territorio ternano. Tutto questo mentre la chimica locale, in una dimensione provinciale, sta facendo notevoli progressi di consolidamento.
L’esempio migliore è rappresentato dall’Alcantara, che negli ultimi due anni ha quasi portato il numero degli occupati da 300 a 480 addetti, aumentando notevolmente i suoi volumi produttivi e diversificandone le applicazioni. È l’esempio di chi nella crisi, facendo leva su rinnovamento tecnologico e sostenibilità totale, investendo più di 50 milioni sul territorio, è cresciuto sui mercati, garantendo lavoro a tanti giovani e non solo che non avrebbero avuto altre chance.
Altro esempio positivo è la Bayer, che dopo una valutazione di opportunità ha deciso di concentrare la propria produzione di lastre alveolari in policarbonato nello stabilimento di Nera Montoro, dopo la chiusura di quello gemello in Germania. Questo comporterà il raddoppio della produzione nel 2015, un processo di investimenti in atto, ma anche l’assunzione di una ventina di nuovi addetti, che sono valutati proprio in questi giorni.
E ancora, entro il mese di dicembre, salvo avvenimenti catastrofici, e dopo l’approvazione dell’accordo sulla mobilità da parte dei lavoratori, dovrebbe consolidarsi il passaggio di mano della Sgl Carbon alla Morex per continuare la produzione di elettrodi di grafite all’interno di un accordo di programma che prevede anche progetti di logistica e produzione di energia, salvando tutta l’occupazione e garantendo prospettive al territorio.
La vicina Tarkett, produzione di pavimenti in linoleum da Olio di Lino e juta, 100% naturale, è alle prese con il difficile equilibrio dei costi di produzione (in particolare quello del vapore) e cerca di andare avanti, ma necessiterebbe di un supporto strutturale dal punto di vista energetico. Per tutto ciò diventa assolutamente determinante l’investimento previsto all’interno del progetto integrato della Morex che prevede la costruzione di una centrale che possa servire energia elettrica alla Sgl, ma necessariamente dovrebbe essere tarata anche per produzione di vapore ed energia per la Tarkett.
Tornando la polo chimico ternano e a Novamont, l’azienda deve continuare ad essere protagonista dello sviluppo della chimica verde, ma ciò richiede idee e di risorse economiche che il territorio da solo non possiede, e quindi c’è la necessità di un intervento concreto ed integrato del governo e del Ministero dello Sviluppo economico, con tutte le forme possibili, di cui tra l’altro il vice Ministro De Vincenti si era dichiarato disponibile a favorire.
Dal canto loro le istituzioni locali, la Regione e il Comune di Terni devono necessariamente impegnarsi per garantire una svolta alla vicenda, per provare a restituire un futuro all’industria ternana e regionale. Qui si inserisce anche la partita fondamentale dell’Isrim, istituto di ricerca strategico per il futuro dell’industria ternana nel suo complesso. Speriamo che tutto ciò assuma caratteri più concreti, già dalla riunione al Ministero del 4 dicembre, ove sono state convocati aziende, istituzioni e sindacati.
*Membro della segretaria nazionale della Filctem Cgil
