di Maurizio Troccoli
Chi ha seguito le recenti vicende sul caso Meredith ha potuto apprendere come in città siano arrivate le telecamere per una produzione televisiva direttamente voluta da Amanda Knox. La sindaca di Perugia ha autorizzato le riprese in città, decisione in seguito alla quale sono montate le polemiche. Nei giorni successivi la Sindaca ha chiesto scusa alla città per non aver riflettuto a sufficienza sul dolore, coinvolta come era nel «compiere la migliore scelta per la città di Perugia».
Un passo indietro. Ricordo bene la reazione della città alla sentenza di assoluzione per Amanda e Raffaele in appello: era evidente e lo è tuttora una chiara presa di posizione di Perugia dalla parte della famiglia Kercher, per la perdita della povera Meredith. Ma l’immagine che più mi è rimasta impressa in quegli anni, fu la compostezza dei genitori di Meredith, giunti a Perugia insieme alla sorella e al fratello travolti dal dolore. Erano contemporaneamente travolti dall’uragano mediatico che raccontava in tutto il mondo e in tutti i modi quanto era accaduto nella villetta di via della Pergola. Mi ha fatto sempre una certa impressione pensare al padre di Meredith, sommerso da un rumore che sembrava soffocare il dolore, non avvertire mai il bisogno di silenziare qualcuno. Ricordo che anche egli era un giornalista, per di più inglese. Voglio intendere con una consapevolezza e concezione della democrazia, del vivere civile, probabilmente più ampia di quella che siamo abituati a registrare quotidianamente in provincia. Rispettare Meredith, il dolore della sua famiglia, le ferite di questa città, non può tradursi in censura. Ho apprezzato infatti la tranquillità con cui una sindaca ha concesso le autorizzazioni per le riprese. Rispettare significa casomai tenere accese le luci su un episodio, ancorché drammatico, e poi confrontarsi. Magari prendere chiaramente e apertamente delle posizioni, schierarsi, ma non può significare tappare la bocca, o le telecamere, o la penna, o un pennello a qualcuno, a prescindere dalla condivisione o meno di quello che esprime. Sono convinto del fatto che un sindaco, di fronte alla richiesta di una produzione artistica, giornalistica, o cinematografica che sia, non possa che attenersi al diritto, ed esclusivamente su questa base compiere le scelte conseguenti. Chiedere oggi scusa rappresenta un gesto lodevole, in linea con la personalità riflessiva a cui questa sindaca sta abituando la comunità perugina. Tuttavia, sul piano del contenuto, ripensarci, appare difficilmente condivisibile.
