Al di là delle prime “euforie”, andando a verificare le disposizioni normative, ancora una volta si capisce come spesso si gestiscano fenomeni complessi senza avere una chiara visione del problema. E’ evidente come l’obiettivo principale della regolarizzazione è ancora una volta quello di far cassa: ciò è dimostrato dall’onerosità dell’operazione (un contributo forfetario di € 1000 e 6 mesi di contributi e oneri fiscali) che, come tutti sappiamo, ricadrà quasi esclusivamente sui lavoratori.
Tra l’altro è bene ricordare che nel caso in cui la domanda venga respinta o archiviata, i costi sostenuti non saranno rimborsati.
Oltre ai costi, l’altro elemento di criticità è quello che il lavoratore debba provare di essere in Italia almeno alla data del 31 dicembre 2011 con della documentazione rilasciata da organismi pubblici. Il punto è: quanti immigrati irregolari si rivolgono ai pubblici uffici?
Altra questione non marginale, soprattutto in un periodo di crisi come quello attuale, è quella legata al tipo di rapporto di lavoro, laddove si prevede il part-time solo per il lavoro domestico e non per le altre tipologie di lavoro.
Infine, se la regolarizzazione non va a buon fine per cause ostative dovute al lavoratore, il datore di lavoro non rischia nulla sul piano penale e amministrativo. Se, invece, è il datore di lavoro ad avere un impedimento, nulla viene previsto dalla norma a favore del lavoratore. Il tema è ancora una volta quello di una regolarizzazione caratterizzata da un incredibile squilibrio tra la posizione del lavoratore e quella del datore di lavoro.
A tutto ciò si aggiunge, come accaduto nelle precedenti regolarizzazioni, il forte rischio di truffe, se non addirittura di racket, a danno della povera gente disposta a tutto pur di ottenere un permesso di soggiorno. Una sanatoria per pochi insomma, che rischia però di gonfiare le tasche di molti.
Riteniamo di essere di fronte ad un provvedimento paradossale se pensiamo, tra l’altro, che è stato inserito all’interno di un decreto legge che si propone come scopo quello di combattere il lavoro nero.
Viste le difficoltà e le complessità delle questioni, le nostre strutture sono a disposizione per tutelare i lavoratori interessati alla campagna di regolarizzazione.
CGIL, CISL, UIL

