Carlo Emanuele Trappolino

di Carlo Emanuele Trappolino*

A nome della Federazione provinciale del Pd di Terni non posso che esprimere soddisfazione per il lavoro fatto da governo e parlamento in questi giorni di discussione al Senato del testo della legge di stabilità per il 2015. L’appello lanciato dal sindaco, Leopoldo Di Girolamo, insieme a quello degli altri presidenti delle nuove Province (Aree vaste) ha trovato ascolto e accoglimento nelle norme approvate questa notte dai senatori di maggioranza.

Importante sottolineare anche la spinta ed il lavoro del Pd nazionale, in particolare della responsabile enti locali, Valentina Paris, che nei giorni scorsi ha convocato tutti i referenti territoriali proprio per lanciare un’azione politica condivisa.

Ecco, a mio, avviso gli elementi più importanti:

1) L’attuazione della legge n. 56/2014 non si ferma.

2) il governo ha concepito un modello che, a regime, consente alle città metropolitane e alle aree vaste di vedere coperte le spese per l’esercizio delle funzioni fondamentali attribuite dalla legge. Infatti, la riduzione al 50% per le province e al 70% per le città metropolitane della dotazione organica è finalizzata a questo ed è stata calcolata non in modo arbitrario ma sulla base dei dati consuntivi delle Province (dati 2012, che sono gli ultimi disponibili).

3) Nessun dipendente delle province rischia la perdita del posto di lavoro o della retribuzione (coerentemente con quanto previsto dal comma 96, lettera a, della legge n. 56). Diversamente da quanto sostenuto da alcune organizzazioni sindacali, con le modifiche in senato al disegno di legge di stabilità, il governo ha previsto una norma speciale che aumenta, per il personale delle Province, le garanzie ordinariamente previste per legge.

Infatti si prevede che:
– entro 60 giorni dalla entrata in vigore della legge di stabilità saranno definite con decreto le procedure di mobilità del personale, in coerenza con i piani di riassetto organizzativo elaborati nel contesto degli Osservatori regionali già operanti;
– entro 90 giorni dalla stessa data, viene determinato – assicurando le forme di partecipazione sindacale previste dalla normativa vigente – il contingente di personale che rimane assegnato alle province e alle città metropolitane e quello da destinare alle procedure di mobilità;
– soltanto dal 31 dicembre 2016 ed ‘esclusivamente in caso di mancato completo assorbimento dei soprannumeri e a conclusione del processo di mobilità tra gli enti’, potranno trovare applicazione le disposizioni ordinarie previste dall’articolo 33, commi 7 e 8 del d.lgs. n. 165/2001 ed essere avviato il procedimento di collocamento in disponibilità ivi previsto;
– il ricollocamento sarà favorito dal divieto di assunzioni per le regioni e gli enti locali per gli anni 2015 e 2016 di personale diverso da quello delle Province in soprannumero, con la sola eccezione dei vincitori di concorso collocati in graduatorie approvate al 31 dicembre 2014.

4) Per garantire questa fase di transizione, con le modifiche in senato al Ddl stabilità, il governo ha reso più flessibili i bilanci delle Province e delle città metropolitane: consentendo loro di ‘rinegoziare’ le rate di ammortamento dei mutui in scadenza nel 2015 e provvedendo alla copertura per il funzionamento dei servizi per l’impiego attraverso il Fondo di rotazione per la formazione professionale e il fondo sociale europeo.

5) Inoltre, nel Ddl stabilità, è prevista l’istituzione di un fondo con una dotazione complessiva di 525 milioni di euro, per il periodo 2016-2020, per la concessione di contributi in conto interessi a comuni, province e città metropolitane per mutui attivati nel 2015.

6) Infine, ulteriori risorse potranno derivare alle province dalla valorizzazione del loro patrimonio immobiliare non necessario all’esercizio delle funzioni fondamentali: tali enti, infatti, potranno conferire detti immobili, da destinare alla vendita o alla locazione, al fondo immobiliare esistente presso il Mef, in modo da ricavarne risorse per le proprie finalità istituzionali.

7) Tutto questo è fatto al fine di consentire che, durante i prossimi mesi (conformemente a quanto previsto dal comma 95 della legge n. 56/2014 e dal punto 10 dell’Accordo), si possa concludere il confronto con le Regioni per il riordino delle funzioni non fondamentali. Tale confronto è stato avviato subito dopo l’approvazione della legge n. 56/2014 e si è tradotto nell’adozione dell’Accordo e del DPCM previsti dalla stessa legge.

Gli interventi descritti, pertanto, si pongono in coerenza con quanto previsto dalla legge n. 56/2014 e con i lavori degli Osservatori regionali che, proprio in questi giorni, stanno completando la ricognizione dei dati relativi a funzioni e risorse delle Province.

*Segretario provinciale del Pd di Terni

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