© Fabrizio Troccoli

di Padre Enzo Fortunato

San Francesco rappresenta il Dna e l’anima dell’Italia: buona, bella e inclusiva. Non trovo affermazione più vera per identificare il nostro Paese con il santo di Assisi. Un’anima bella, capace di onestà e trasparenza. Buona, perché generosa, capace di donarsi senza calcoli. Inclusiva, perché pronta ad accogliere e ad aprirsi a tutti. O, come risottolinea Papa Leone a “tutti, tutti, tutti”.

Questa triplice sfaccettatura spiega la differenza profonda tra Francesco e i crociati del suo tempo. Egli non ha mai vissuto la fede come bandiera da difendere o arma da brandire, ma come incontro e dialogo. È partito per l’Oriente non per combattere, ma per conoscere. Ha attraversato i mari fino a Damietta per incontrare il sultano al-Malik al-Kamil: non un nemico, ma un fratello davanti a Dio. E proprio in questo sta la sua straordinaria attualità: la fede non strumentalizzata, ma vissuta come spazio di fraternità.

Oggi, in diretta su Rai 1, si è svolta l’annuale celebrazione in onore del patrono d’Italia, che vedrà la presenza ad Assisi della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Una tradizione che negli anni ha visto alternarsi le Conferenze episcopali regionali (quest’anno tocca all’Abruzzo), le istituzioni civili e i capi di governo: da Andreotti a Colombo, da Prodi a Gentiloni, da Letta a Renzi, da Conte alla Meloni. Non sempre la politica, soprattutto certa politica, ha trovato sintonia immediata con la figura di Francesco. Spesso, dove non arrivava il presidente del Consiglio, era un ministro a rappresentare lo Stato. Celebre resta l’intervento di Gianfranco Fini, che definì san Francesco “crociato”, trasformando un momento di fraternità in occasione di strumentalizzazione.

Quest’anno la premier porta ad Assisi un segno atteso da decenni: il ritorno della festa nazionale del 4 ottobre, abolita nel 1977 per motivi economici e che ora torna nel calendario civile. Un segno concreto che restituisce centralità a un messaggio universale di pace, fraternità e custodia del creato.

San Francesco non ha mai trasformato la croce di Cristo in un’arma da scagliare contro qualcuno. Non ha mai risposto con rancore a chi lo contestava, né avrebbe mai usato un linguaggio violento – fosse pure su un social , diremmo oggi, – per difendere la propria fede. Ha preferito disarmare se stesso per disarmare il mondo. Questa è la lezione che oggi consegna a noi e all’Italia: essere credenti senza mai diventare crociati, vivere la fede come un abbraccio, non come una bandiera.

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