A cura di ‘Chi salverà Ponte San Giovanni?’
Con riferimento al comunicato del comitato Sciogliamo il Nodo di Perugia, il Comitato “Chi salverà Ponte San Giovanni?” Aps desidera fare alcune precisazioni.
Spesso, quando si parla della E45 tra Collestrada e lo svincolo per Perugia, emergono le difficoltà della viabilità, con traffico paralizzato e forti disagi per residenti e automobilisti. Anche le imprese lamentano le difficoltà nel garantire consegne puntuali a causa delle interruzioni stradali, mentre molti cittadini denunciano i danni alla salute causati dall’inquinamento acustico e atmosferico.
In risposta a queste problematiche, il Comitato anti Nodo continua a diffondere messaggi allarmistici che spesso distorcono la realtà, ostacolando un confronto sereno e basato sui fatti. È importante ricordare che, sei anni fa, la Regione Umbria ha rilanciato il progetto del Nodo di Perugia, il quale mira a risolvere i problemi di mobilità della città e del centro Italia.
Il Nodo non è solo il cosiddetto “Nodino”, ma un’opera più ampia già approvata a livello nazionale e locale. Questo intervento è necessario perché il tratto di E45 in questione non regge più i volumi di traffico, stante la convergenza di ben cinque strade di interesse nazionale. Anas considera quest’opera una priorità e ha stanziato fondi per la progettazione del primo stralcio, che dovrebbe togliere almeno il 25% del traffico leggero e il 50% di quello pesante dal tratto attuale.
L’affermazione che il Nodino non risolverebbe nulla è fuorviante: per migliorare la circolazione a Perugia è indispensabile realizzare una variante esterna, come accade nelle città moderne. Il raddoppio delle rampe di accesso al ponte di Ponte San Giovanni, seppur in valutazione, non risolverà i problemi di traffico né l’inquinamento, che anzi potrebbe aumentare con il completamento di altre opere viarie nella zona.
Per i residenti di Balanzano, già fortemente colpiti dall’attuale viabilità, non si prevedono miglioramenti significativi rispetto all’inquinamento e al rumore.
Le critiche ambientali al progetto, che spesso parlano di distruzione del bosco di Collestrada o danni alla zona Natura 2000, non tengono conto del fatto che la galleria prevista passerà a grande profondità sotto un’area con vegetazione povera e degradata, che verrà ripristinata e migliorata alla fine dei lavori. Il ministero dell’Ambiente ha già dato parere favorevole alla compatibilità ambientale del progetto.
In tutta questa discussione, però, sembra che la salute e la qualità della vita delle circa 20.000 persone che abitano nelle zone interessate vengano trascurate. Migliorare la viabilità significa anche tutelare la sicurezza e la salute di molti cittadini.
Per quanto riguarda il tracciato tra Collestrada e Madonna del Piano, il ponte-viadotto attraverserà il Tevere e occuperà circa 15 ettari di terreno, ben meno di quanto sostenuto da alcune critiche. La zona è in larga parte industriale e non presenta colture di pregio o agriturismi che verrebbero danneggiati.
Il consumo di suolo riferito a un’opera pubblica così importante dovrebbe essere valutato tenendo presente i benefici per la salute e la sicurezza dei cittadini.
È fondamentale discutere il progetto con sincerità, senza drammi esagerati o sminuimenti. Qualche miglioramento progettuale è possibile e auspicabile per limitare i disagi, ma è importante anche riconoscere la necessità di quest’opera per il futuro della mobilità locale.
Spesso gli oppositori del Nodo, che vivono in zone tranquille, sembrano più preoccupati dai lavori che dalle difficoltà quotidiane di chi soffre il traffico e l’inquinamento. Diffondere informazioni distorte non aiuta nessuno.
