Fabio Paparelli (foto archivio F. Troccoli)

di Fabio Paparelli*

Poiché continuo a leggere molte «inesattezze», dal punto di vista giuridico ed istituzionale, ritengo utile fare le seguenti considerazioni: la riforma elettorale ha senso se è utile ai cittadini ed accompagna il processo di riforma delle istituzioni, in atto nella nostra regione, all’insegna della regola «una funzione, un ente, una risorsa». Una riforma della legge elettorale sganciata dalle riforme istituzionali, diventa una legge autoreferenziale e conveniente o a forze politiche o singoli politici magari scomparsi o in procinto di scomparire dalla scena politica. L’Umbria che immaginiamo e vogliamo è un Umbria basata esclusivamente su Regione, Comuni e con due aree vaste di secondo livello, in grado di dialogare ed interloquire con i diversi sistemi territoriali che collegano la Regione all’alto Lazio ed all’area Romana, o con le Marche e la bassa Toscana. Nessuna regione italiana, neppure il Molise, prevede il collegio unico regionale. In Umbria lo si ipotizza magari con tre preferenze: sarebbe la fine dell’Umbria policentrica e rischieremo di aver la legge della coppo, riconsegnando i partiti in mano alle correnti e ai capibastone: voti uno, eleggi tre.

Due collegi Se qualche politico pensa di far svolgere al futuro Consiglio regionale un ruolo di supplenza della rappresentanza del capoluogo, dopo averlo consegnato al centrodestra, commette un grave errore politico. Da 43 anni esiste in Umbria una legge elettorale con due collegi e non si capisce il motivo per cui tale punto debba essere messo in discussione, se non per fare una riforma migliore e non peggiore, anche in considerazione del fatto che le Province non sono state abolite, ma riformate. Tutto ciò mentre regioni più avanzate come la Toscana si apprestano a varare una legge con un numero di collegi superiore alle loro aree vaste (nuove Province). Pensare che la classe dirigente regionale si costruisce con il collegio unico è pura follia (sarebbe come dire che per essere dirigenti nazionali occorre prendere preferenze da Aosta a Palermo!). L’ultima sciocchezza che ho sentito è stata quella di paragonare i collegi uninominali ad una sorta di listino, mentre nei collegi uninominali c’è lo scontro-confronto tra più candidati ed il risultato non é affatto scontato in competizioni del genere (Perugia docet). Inoltre per il PD la selezione, come prevede lo statuto avverrebbe con le Primarie.

Le proposte La legge elettorale nazionale che verrà probabilmente approvata vedrà l’Umbria divisa in due collegi elettorali plurinominali con il solo capolista bloccato. Infine le proposte coerenti con i processi di riforma nazionale e regionale prevedono due collegi riequilibrati sul modello sanità, turno unico, metodo D’Hondt e doppia preferenza di genere facoltativa. Possibili correttivi per ammettere al riparto partiti coalizionati che superino una data soglia di sbarramento (3-4%); un sistema misto con 7 collegi uninominali (quelli della camera) per eleggere 10 consiglieri, recuperando i 3 migliori secondi e garantendo così le opposizioni, e 10 consiglieri eletti col proporzionale su collegio unico (si può fare con una sola scheda elettorale) e turno unico; 4 collegi da 5 consiglieri sul modello Italicum. Se non c’è la volontà di uscire dall’autoreferenzialità, meglio limitarsi ad abolire il listino e lasciare il resto come è, con pochi ritocchi, lasciando al consiglio che verrà l’onere di una riforma più compiuta.

Porcellum Da ultimo osservo che il Porcellum è stato dichiarato incostituzionale, non per il turno unico ed il premio di maggioranza, ma perché prevedeva un premio di maggioranza abnorme che in termini di seggi poteva essere di gran lunga maggiore di quelli assegnati in prima battuta con il sistema proporzionale previsto (ad esempio se fosse arrivato primo un partito con il 20% dei voti, avrebbe avuto assegnati circa 126 deputati ed un premio di maggioranza, esso sì abnorme, di ben 214 deputati!). Meditate Umbri o meglio, aiutateci a meditare!

*Assessore regionale alle Riforme 

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