Un’azienda

di Mauro Agostini

Un argomento sembra richiamare più di ogni altro l’attenzione delle forze sociali e delle istituzioni nella nostra regione: l’ingresso dell’Umbria nella Zes. Addirittura c’è chi ripone, a mio modo di vedere incautamente, in questo strumento, che ricordiamolo sempre riguarda un terzo dei comuni umbri, l’occasione di una radicale inversione di tendenza delle dinamiche dell’economia regionale. Provo qui a richiamare alcuni aspetti cercando di separare i fatti dalle opinioni.

L’estensione all’Umbria della Zes non è frutto di una meditata scelta di uno strumento specifico a sostegno dell’economia regionale ma di un’operazione di risulta per di più gravata dal marchio di una campagna elettorale. Non si poteva estendere alle Marche (regione in transizione) lo strumento pensato per l’economia del Mezzogiorno senza includere l’altra regione in transizione, la nostra. Comunque come si usa dire a caval donato non si guarda in bocca. Ma che cavallo è quello che calpesterà dal prossimo anno le nostre terre? Un purosangue o un ronzino? Né l’uno né l’altro, proviamo a vedere perché.

La Zona economica speciale è uno strumento, a torto o a ragione, specificamente tagliato sulle esigenze delle regioni meridionali. Basta andare a vedere il Piano strategico triennale per rendersene conto, tutto orientato alla definizione di «politiche pubbliche in grado di facilitare le decisioni delle imprese riguardo alla localizzazione nel Sud Italia». Una parentesi: si parla tanto di semplificazione, il Piano strategico risponde prontamente all’obiettivo, 182 (centottantadue) pagine l’integrale, 22 quello (così definito sul sito) «in pillole» o «in a nutshell» un pizzico di inglese non guasta; la snella Cabina di regia è composta di 12 Ministri, 8 Presidenti di Regione (che diventeranno 10, immagino), i soggetti interloquiti 27 Autorità pubbliche e 51 stakeholder. Il povero destriero ha sulla groppa già un bel peso. Ma cerchiamo di essere ottimisti.

La prima cosa che credo vada fatta è una richiesta formale da parte della Regione Umbria – magari d’intesa con le Marche – di revisione del Piano per adattarlo alle nuove realtà che non sono semplicisticamente assimilabili alle regioni meridionali, provando anche a richiedere una maggiore selezione degli obiettivi. Individuati nel Piano in 9 filiere (di cui 5 strategiche e 4 un po’ meno) con 3 tecnologie da promuovere. Cioè tutto! Un’azione da promuoversi da parte della Regione Umbria facendo leva su quanto previsto dall’articolo 11 della legge istitutiva che invita a individuare, anche in modo differenziato per le regioni che fanno parte della Zes, i settori da promuovere e quelli da rafforzare, gli investimenti e gli interventi prioritari. Sarebbe questo un modo per affermare anche una propria specificità di regione del Centro Italia senza lasciarsi inglobare nel mare magnum del Mezzogiorno. E la definizione di queste specificitàda inserire potrebbe avvenire a esito di un confronto con le associazioni imprenditoriali e le organizzazioni sindacali. Veniamo ora alle risorse a disposizione e alle relative opportunità.

Allo stato attuale dell’elaborazione di quella che per semplicità chiamo Legge di bilancio 2026 permane una certa indeterminatezza ed essendo stato in passato uno dei protagonisti di questo “rito” so bene quante modifiche potranno intervenire in questo scampolo di fine anno. Stiamo al solido. Banca d’Italia è sempre una garanzia, mi riferisco all’audizione preliminare in Commissione Bilancio di un alto dirigente della Banca (F. Balassone) che sottolinea come per il relativo credito d’imposta sono a disposizione 2,3 miliardi per il 2026, 1,0 e 0,8 miliardi rispettivamente per il 2027 e il 2028. Queste risorse, mio commento, sono quelle ritagliate sulla configurazione a 8 regioni, ma restano invariate con l’aggiunta delle altre due. Si sottolinea opportunamente come permanga un elemento di incertezza sull’ammontare effettivo del beneficio individuale che sarà inevitabilmente «proporzionato al rapporto tra la dotazione finanziaria della misura e l’ammontare complessivo dei crediti di imposta richiesti».

Infatti con Determinazione direttoriale del 12 dicembre scorso l’Agenzia delle Entrate ha stabilito nel 60,38 per cento la percentuale di credito d’imposta fruibile (2,2 miliardi risorse disponibili diviso 3,643 miliardi di crediti richiesti). L’esercizio è il 2025 e le regioni interessate sono le otto originarie. Un’ultima considerazione, la semplificazione delle procedure (certamente positivo lo Sportello unico) determina anche un accentramento delle decisioni che interverranno tutte a livello centrale, con il paradosso che l’autonomia differenziata è merce buona da spendere al Nord e il neocentralismo è buono per il Mezzogiorno. Ahi noi che ci siamo finiti in mezzo. A me non sembra un grande modello per l’Italia del futuro ma tant’è, questo passa il convento. Si potrebbe aggiungere, ma il discorso ci porterebbe lontano, che la letteratura economica ritiene che lo strumento del credito d’imposta, in termini di output dell’investimento, non sia lo strumento migliore per incidere sulla produttività; e come ben sappiamo è proprio la produttività declinante dell’economia regionale il nostro più grande problema.

Comunque se sulla previsione (Rapporto Banca d’Italia) di investimenti in contrazione in Umbria per il 2026 la Zes potesse generare un qualche sollievo congiunturale ben venga. Queste considerazioni non hanno l’obiettivo di svalutare di significati l’occasione della Zes, anzi direi che è compito di ogni buon amministratore lo sforzo di cogliere il positivo che può esserci in ogni disposizione normativa. La Giunta Proietti ha tutte le possibilità per stressare positivamente il contenuto della Zes nella consapevolezza però che solo un quadro programmatico elaborato in Umbria con il concorso della società regionale e mettendo al servizio di obiettivi selezionati di sviluppo tutte le risorse finanziarie, europee nazionali e regionali, potrà davvero evocare quella mobilitazione sociale imprescindibile per avviare davvero una svolta di carattere strutturale. Non è certo la Zes la madre di tutte le battaglie.

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