di Alessia Dorillo*
Anche noi lettori, così come i giornalisti, vogliamo prendere sul serio le parole del premier Matteo Renzi sul futuro de L’Unità. Perché se, come annunciato dai liquidatori, dal 1 agosto il giornale fondato da Antonio Gramsci interromperà la pubblicazione ci ritroveremmo a commentare una piccola mutilazione al pluralismo dell’informazione nel nostro Paese. Pluralismo che abbiamo, invece, la responsabilità ed il dovere di continuare a sostenere e ad aiutare a crescere. La stessa preoccupazione nutro per Europa, che ha datato probabilmente al 30 settembre la possibile interruzione della stampa, sebbene non siano stati contratti debiti. Credo sia alquanto inopportuno liquidare la discussione sull’importanza della libera informazione nel nostro paese con la ‘capacità di stare sul mercato’. Non possiamo continuare a lasciar intendere che tutto ciò che vive anche grazie a fondi pubblici rappresenti una forma di spreco. Il rischio è quello di ridurre pericolosamente gli spazi della nostra democrazia. Invito a verificare quanti siano i luoghi comuni al riguardo anche rispetto a ciò che accade nei vicini paesi europei. C’è un importante studio ‘Public support for the Media (autore Rasmus Kleis Nielsen)’ pubblicato dalla Reuters Institute dellUniversità di Oxford (scaricabile da qui) che smentisce molte delle riflessioni e delle congetture che sentiamo fare in questi giorni. Sarebbe utile aprire un’ampia discussione sui motivi che riguardano le difficoltà e la crisi profonda del sistema editoriale italiano, che ha anch’esso pari dignità come gli altri settori economici, essendo fra l’altro parte integrante del patrimonio culturale del nostro paese. Vorrei esprimere la mia vicinanza e la mia solidarietà a tutti i lavoratori, a tutti i professionisti, a volte anche molto giovani, che hanno trovato in queste redazioni una scuola, un luogo per esprimersi e spesso una famiglia. Spero che la ricerca di una soluzione porti a una strategia efficace di rilancio delle due testate e non alla loro definitiva chiusura.
*Responsabile comunicazione Pd Umbria

Ma di cosa sta parlando la Signorina Dorillo?
L’Unità è morta sotto i colpi del cambiamento nato nel 92 e continuato con le videocassette di Velttroni, fino al recente isterico cambio di formato. Come tutte le attività finanziate dai partiti è stato gestito male, da persone incapaci ed inette, ma che hanno avuto sempre le spalle coperte da finanziamenti pubblici garantiti.
L’unità non parlava più della nostra gente e la nostra gente l’ha smesso di leggere. Difficile a comprendere?
L’Unità l’avete fatta chiudere voi.
Poi si parla di Europa? E cosa sarebbe? Cosa vorrebbe essere?