Ulderico Sbarra

di Ulderico Sbarra*

Inutile dire che il sindacato è rimasto deluso dalla Manovra finanziaria del Governo che, come temevamo, ancora una volta chiede sacrifici immediati alle fasce popolari, al lavoro dipendente e ai pensionati, mentre al contempo rinvia e attenua gli interventi sulle fasce più abbienti, sulle rendite e sul riequilibrio fiscale. E per fortuna che la pressione delle forze sociali ha scongiurato il taglio sulla rivalutazione delle pensioni, altrimenti la frittata sarebbe stata completa!

La necessità della manovra, però, chiama tutti alla responsabilità: la messa in sicurezza dei conti pubblici dovrà servire a scongiurare la speculazione sui titoli italiani e a garantire così quel minimo di credibilità. Questo, perché il Paese possa traguardare con una certa tranquillità i marosi della crisi. È dentro questa situazione che tutti, senza nessuna distinzione, sono chiamati al senso di responsabilità e al sacrificio. Questo, però, dovrà avvenire a tutti i livelli, sia nazionale che territoriale.

Il Patto di stabilità europeo, la strada obbligata dentro la quale siamo costretti a muoverci, costringe tutti i Paesi membri al riordino dei conti e alla messa in sicurezza del debito nazionale. Sobrietà, giustizia ed equità dovranno essere i capisaldi dell’azione politica: è su questo che la politica e le istituzioni, a tutti i livelli, si giocheranno la carta del consenso e della credibilità.

La società civile, stretta tra i sacrifici e le difficoltà, sta già cercando strade nuove e strumenti diversi da quelli tradizionali per affermare nuove esigenze e mettere al centro le proprie necessità. Sempre di più si intravvede il rischio di un allontanamento dalla politica dal sistema dei partiti e dalle istituzioni.

Lo spettacolo di una classe politica, che non comprende il grave stato della situazione e gli enormi sacrifici a cui sono sottoposte le famiglie e le persone, lancia un grido di allarme e di preoccupazione sulla tenuta stessa del sistema che deve, al più presto, recuperare credibilità e consenso per evitare possibili derive populiste.

Nella Cisl è sempre più forte il disagio e il malcontento nei confronti di una politica che sembra essere sorda agli appelli che arrivano dal mondo del lavoro, dalle famiglie e dai pensionati. Non pochi sono gli inviti ad un’ azione più diretta alla ricerca di nuove rappresentanze più credibili ed efficienti. Il sindacato – dal sociale – fa molto spesso tutto ciò che è nelle proprie disponibilità e che le leggi e le norme gli permettono di fare, andando oltre con gli strumenti della contrattazione e della concertazione, spesso ottenendo risultati anche insieme agli altri soggetti della società civile.

Tutto l’impegno del sociale però non può compensare ciò che può e deve fare la politica, alla quale la Costituzione affida il compito principale: quello di risolvere i problemi. La politica, prima che sia troppo tardi, deve recuperare il rapporto con la gente, soprattutto in un momento di grande sofferenza come quello attuale: potrebbe cominciare mandando segnali semplici ed evidenti di disponibilità e, su questi, ricostruire credibilità e consenso.

Per questo, sarebbe necessario che i politici inizino a tagliare i propri privilegi e a ridurre i costi dell’apparato, magari evitando di fare chiacchiere, polemiche inutili e pretestuose  che servono solo a renderli più invisi alla cittadinanza. Facciano sì che le promesse sui tagli ai vitalizi e ai rimborsi diventino realtà: su questo potremmo anche provare a dar loro una mano nel trovare quel giusto coraggio che viene sempre annunciato, ma mai praticato.

Il segretario generale regionale Cisl Umbria*

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