di Mario Mariano
Durante l’intervallo, con il Lecce in dieci per l’espulsione di Melara e per evidenti limiti tecnici e caratteriali dei salentini, abbiamo provato a lanciare una provocazione: come potranno Lerda e i suoi possono tornarsene a casa senza una quantità industriale di goal sul groppone? Solo se si ripeterà la storia di Perugia-Juventus di 13 anni fa, ci ha risposto un collega, perché dovesse accadere la tempesta, Cifelli di Campobasso non potrà mai avere la freddezza di Collina, che aspettò molto più di un’ora prima di riprendere la partita.
Insomma solo la pioggia avrebbe potuto fermare il Grifo, che nella ripresa ha dato come l’impressione di non voler umiliare l’avversario. Tutto in discesa, con quell’inserimento di Nicco in area di rigore che autorizza a credere quanto sia importante, in una squadra ambiziosa, che il finalizzatore non sia solo la punta centrale; e con quel calcio di rigore, sacrosanto, e finalmente trasformato. A tale proposito sarebbe opportuno rimuovere dal vocabolario la parola congiura, visto che di rigori ne sono stati accordati, tutti ineccepibili, tre in quattro partite, una media che smentisce il cattivo pensiero camploniano: «Lassù qualcuno non ci ama». Piuttosto va aggiunto che fino a quando Fabinho si esprime su questi ultimi livelli, non si può escludere che il filotto di rigori si allungherà e di molto. Hanno provato con tutti i mezzi a fermare il brasiliano, con calci, spinte, trattenute plateali della maglia, ma lui ha proseguito per la sua strada, stravincendo il duello a distanza con Ferreira Pinto, lontano parente di quell’attaccante apprezzato ai tempi in cui indossò la maglia del Grifo. L’applauso ricevuto al momento della sua sostituzione è stato più un segno di riconoscenza per il passato che per una prestazione senza sussulti.
Sul fronte del Perugia da registrare diverse situazioni meritevoli di essere giudicate: la tenacia con la quale Camplone ha guidato la squadra dal primo all’ultimissimo secondo nonostante il risultato non sia mai stato in discussione, proprio per impedire cali di tensione, e il segnale mandato da chi è subentrato in corsa di aver saputo reagire alla decisione dell’allenatore, che evidentemente deve giocare di sciabola e di fioretto nello spogliatoio per gestire una rosa ampia ed ambiziosa.
Koprivec: Un solo intervento in 90 e passa minuti, una uscita bassa a pugni uniti. Nelle sue giocate sta tutta la pochezza dell’attacco del fanalino di coda della classifica. Voto: 6
Daffara: Staziona nella sua zona con diligenza, senza avventurarsi mai in attacco. Una disposizione eseguita per non voler strafare ed invadere territori di non appartenenza. Voto: 6
Comotto: Che abbia temperamento è fuori discussione, e se ne hanno conferme in più circostanze. Quando chiude con scelta di tempo perfetta su Beretta in uno dei raid offensivi del Lecce, e quando spazza via un pallone in tribuna, per ricordare ai compagni che la tecnica va abbandonata quando si deve prediligere la concretezza.Voto: 6+
Scognamiglio: Non sono certo gli attaccanti salentini a preoccuparlo, il solo che in qualche modo provava a portare insidie , Melara, ha fatto karakiri, facendosi cacciare dall’arbitro. Voto: 6
Sini: L’emissario di Lerda intravisto aggirarsi intorno al Curi per sbirciare gli schemi di Camplone deve aver saputo che sulla fascia sinistra si può provare a passare. Melara lo impegna al massimo, ma poi finisce per vincere il duello per….abbandono dell’avversario.Voto: 6
Insigne: Atteso con grande curiosità, non ha tradito le aspettative, con qualche giocata spettacolare eseguita in maniera semplice, segno di fondamentali e fantasia non comuni. Mette il piede in più circostanze fondamentali per costruire il successo, ma nella ripresa accusa un calo forse legato ad una condizione ancora da registrare. In ogni caso, giovane da seguire e da gestire con saggezza. Voto: 6.5 (dal ’18 st Mazzeo: E’ subito evidente che ha assorbito la partenza dalla panchina così come la capacità di entrare subito in partita, sfiorando il goal, che avrebbe meritato.Voto: 6)
Nicco: Si fa trovare al posto giusto nel momento giusto sull’assist di Eusepi e, per un centrocampista, non è mai scontato che sia così semplice. Ritrovando la gioia del goal, si scioglie e cresce in fase di interdizione, facendo dimenticare la partenza incerta dei primi turni. Voto: 6.5 (dal ’15 st Moscati: Stesso discorso fatto per Mazzeo, entra subito in partita, dando la sensazione che la decisione di farlo partire dalla panchina sia stata frutto di una decisione ragionata da Camplone e metabolizzata dal livornese, che è tornato a farsi bello sotto gli occhi del suo primo mentore, Novellino. Voto: 6+)
Filipe: Parte dal suo piede il pallone che innesca prima Eusepi e poi Nicco, così come i suoi lanci vanno quasi sempre a buon fine.Il terreno allentato non lo favorisce, ma la tecnica è genuina. Voto: 6.5
Vitofrancesco: Fa sapere che ai tempi in cui era una grande promessa milanista tutti lo volevano terzino, ma il tempo ne ha fatto un jolly importante. Parte con prudenza, ma quando capisce che il Lecce è poca cosa, si distende e tenta la conclusione dalla distanza. Voto: 6.5
Eusepi: Chissà cosa avrà pensato in quei pochi secondi prima di calciare il rigore, dopo l’errore di Nocera. La freddezza deve essergli venuta in soccorso. E’ utile anche nelle sponde e imponente nel gioco aereo quando sfiora la doppietta di giornata. Voto: 7
Fabinho: L’uomo in più, la spina nel fianco; lo scattista che prende metri a tutti. Ha voglia di lottare, non reagisce ai colpi proibiti dell’avversario, è determinante e al momento praticamente impossibile da marcare. Voto: 7.5
Camplone: Ha gestito bene la settimana, con scelte che avevano un senso. In più quella disponibilità ad essere più flessibile nella strategia tattica e quella capacità di tenere sotto pressione la squadra per tutti i novanta minuti, pochezza a parte degli avversari. Voto: 6.5
