
di Massimo Monni*
Con il nuovo assetto dirigenziale della Regione non si approda a nessun risparmio. A conti fatti la riduzione dei direttori generali da 7 a 3, più 5 coordinatori d’area è un mero accomodamento che non comporta nessuna razionalizzazione dei costi, ma un ulteriore aggravio per il bilancio regionale, pari a 30mila euro che si vanno ad aggiungere al milione di euro che annualmente la Regione spende per pagare i suoi super direttori. E’ evidente il contrasto mal conciliato dalla Giunta tra la necessità di ridurre i costi e razionalizzare le ridondanze organizzative della macchina regionale e la dettagliata analisi di voci come stipendi, contributi e premi di produttività, anche di dipendenti interni a cui è stato fatto fare un balzo avanti, ma che comunque già erano nel ‘libro-paga’.
La sospirata rivoluzione dei vertici apicali della Regione si svela, a conti fatti, per quella che è: uno strumento che aggrava i costi dell’Ente e migliora le rendite di posizione degli apicali, ovviamente a scapito dell’interesse generale e degli obiettivi dichiarati. La riforma ben si inserisce nella ‘politica degli annunci’: è stata venduta – rimarca – come un risparmio di costi, ma di fatto l’Ente spenderà 30mila euro in più. Questa la premessa imprescindibile di un’altra considerazione riguardo alla nomina, tramite decreto presidenziale, di Paolo Di Loreto che da martedì scorso anziché andare in pensione per i raggiunti limiti di età è entrato a far parte dello staff della governatrice come consulente in materia sanitaria con un compenso di 120mila euro all’anno. Di Loreto, è giusto ricordarlo, ha retto per decenni come dirigente e poi come direttore l’assessorato alla sanità, spesso sostituendosi alle funzioni di indirizzo politico segnate dal peccato di indeterminatezza.
Tale opzione ha ulteriormente esteso, anche se con un ruolo diverso, la cabina di regia dell’organizzazione regionale e quindi gli
oneri a carico dell’Ente. E’ incontrovertibile che i tagli, e l’opportuna revisione dei capitoli di spesa a favore dei dirigenti apicali, non ci sono stati. Anzi, sono aumentati gli stipendi e i costi a carico della regione. Colgo l’occasione per ribadire che non ci sono manager o esperti che possono surrogare la politica in materia sanitaria: abdicando la politica, la sanità sarebbe sottratta a qualunque controllo democratico. La politica deve sì rimanere fuori dalla gestione, ma è un suo dovere definire gli indirizzi, valutare i risultati, assicurare correttezza e qualità del sistema. Per la sanità umbra è tempo di scelte politiche, prima ancora che manageriali.
*Consigliere regionale Pdl
