di Enrico Melasecche*
Da qualche mese la stampa si occupa del tema relativo alle candidature per le prossime elezioni amministrative ed il quadro appare tutt’altro che chiaro. Le preoccupazioni per tutti coloro che, di destra o di sinistra, vorrebbero dare a Terni una speranza di futuro sono obiettivamente pesanti.
La sinistra ternana, lungi dal cogliere al volo il messaggio di forte novità e discontinuità rappresentato a livello nazionale dalla segreteria Renzi, si appresta a celebrare delle primariette in cui la designazione dei possibili concorrenti sarebbe chiusa ai pochi iscritti, con una vieta ritualità che finge di innovare, ma che nella sostanza costituisce pura conservazione.
A Roma o, se si preferisce, a Firenze la così detta rottamazione ha portato una ventata di novità e, piaccia o meno, di simpatia, nel metodo, nelle idee, nelle facce, mentre qui a Terni il cerchio magico sembra viceversa voler perpetrare se stesso all’infinito, a tutela di appalti consolidati e di rendite di posizione ben note.
Sul fronte opposto si presenta quindi un’occasione unica, da cogliere al volo, per dare ai ternani un’alternativa forte, credibile e coesa, creando un fronte unico che consenta veramente, come nel ’93, un’alternanza che appare, oggi come allora, da ultima spiaggia.
Cosa sta invece accadendo? Forza Italia, il partito di maggioranza numerica, che ha la responsabilità di farsi carico di rompere l’incantesimo che vede Terni assopita in questa sorta di maleficio che la condanna al declino, ha il dovere di tentare di favorire una coalizione, la più ampia possibile, l’unica che può condurre una battaglia vincente per dare a Terni un’amministrazione nuova, fresca, coraggiosa. Sembra invece ad oggi prevalere anche qui una sorta di chiusura legata a tattiche interne, in vista dell’unico posto da consigliere regionale che sarà disponibile fra un anno.
Le primarie di coalizione rappresentano in questo caso una prova muscolare per candidare, non il probabile vincitore, ma quello auto designatosi nel partito più pesante, la soluzione preferita da Di Girolamo che ha lodato in questi anni ripetutamente una opposizione rachitica, quasi assente che mai lo ha messo in difficoltà.
Se questa miopia dovesse proseguire, non c’è bisogno di essere particolarmente esperti per intravedere una probabile vittoria di un debolissimo Di Girolamo, che, nonostante un quinquennio di drammatico declino, cerca di riproporsi per un altro lustro, una sorta di pietra tombale per Terni.
In questo quadro tutti coloro quindi che fino ad oggi hanno espresso la volontà di candidarsi, piuttosto che andare avanti in un dialogo fra sordi, dovrebbero fare un passo indietro, aprire un ragionamento per privilegiare l’interesse generale rispetto ad un certo egoismo personale o di partito. Continuare in questo gioco del cerino è deleterio sia per gli interessati che per la città condannata all’immobilismo.
Il Movimento 5 Stelle, nonostante un risultato alle ultime politiche lusinghiero e nonostante la presenza di giovani impegnati, non sembra purtroppo in grado di esprimere oggi una leadership alternativa a quella della ditta Di Girolamo & C. Una certa società civile sembra stia a guardare e piuttosto che impegnarsi nell’avventura della democrazia e sembra, in molte sue componenti, attendere fatalisticamente di ammiccare con il vincitore.
L’appello che mi permetto di fare, dopo un quinquennio al governo della città e ben tre lustri di opposizione seria e tenace, è quindi quello di trovare un momento di riflessione comune, da destra, al centro fino a quelle componenti della stessa sinistra che vorrebbero un cambio deciso di marcia. Mai come in questa occasione, possiamo ben dire: «O si fa Terni o si muore!».
*Capogruppo Udc al Comune di Terni
