Una calcolatrice e alcune banconote

di Paolo Coletti

Mentre 125mila umbri ignorano il bollo auto evadendo 25 milioni di euro l’anno e l’evasione sulle addizionali Irpef supera i 65 milioni, la Regione ha approvato una manovra fiscale da 184 milioni di euro che grava su chi è già in regola. Un’analisi dei dati rivela che, recuperando quanto già dovuto, l’aumento delle tasse sarebbe superfluo.

Facciamo una breve puntualizzazione della nuova legge fiscale regionale. La Regione ha approvato una manovra da 184 milioni di euro per il triennio 2025-2027. Le misure principali prevedono l’aumento dell’addizionale regionale Irpef dallo 0,73 per cento all’1,93 per cento, con un gettito previsto di 156 milioni, e l’incremento dell’aliquota Irap base dal 3,32 per cento al 3,90 per cento, per un introito aggiuntivo stimato di 28 milioni. Il gettito annuo medio aggiuntivo complessivo si attesta quindi intorno ai 61 milioni di euro per tre anni.

La giustificazione ufficiale fornita dalla giunta è duplice: coprire disavanzi sanitari per circa 70 milioni e compensare i tagli del Governo centrale per altri 41 milioni, per un totale di 111 milioni da recuperare. Tuttavia, la Corte dei conti ha già evidenziato che lo scostamento sanitario dichiarato era il risultato di analisi parziali e accantonamenti eccessivi, mentre la sentenza numero 150 della Corte costituzionale ha liberato 14,2 milioni di euro precedentemente vincolati. L’entità reale del disavanzo rimane quindi oggetto di contestazione.

I dati dell’Osservatorio sulle dichiarazioni Irpef di Itinerari previdenziali mostrano una situazione paradossale. In Umbria, la pressione fiscale si concentra su una platea ristretta: i contribuenti fino a 15mila euro rappresentano il 40,5 per cento del totale, ma versano meno del 2 per cento dell’Irpef. Al contrario, chi dichiara oltre 35mila euro, pari al 14,5 per cento dei contribuenti, versa il 62 per cento dell’Irpef regionale. In sostanza, circa 55mila persone su 380mila dichiaranti sostengono quasi due terzi dell’intero gettito. L’aumento dell’addizionale Irpef colpisce soprattutto questa fascia, già sotto pressione: un contribuente con reddito di 40mila euro, per esempio, subirà un aggravio di circa 480 euro annui.

Dal lato dell’evasione fiscale, il primo buco strutturale riguarda il bollo auto. Secondo i dati della Direzione regionale Bilancio (sistema Siope), i mancati pagamenti in Umbria ammontano a circa 25 milioni di euro l’anno. Il parco circolante regionale conta 871.410 veicoli, di cui circa il 20 per cento non risulta in regola. Nel 2024, gli incassi effettivi hanno raggiunto 91,4 milioni di euro, ma i 25 milioni evasi rappresentano un mancato gettito pari al 27 per cento del potenziale totale. La Regione invia ogni anno tra 120mila e 150mila avvisi bonari, riuscendo a recuperare solo 8-9 milioni di euro, mentre il resto finisce in riscossione coattiva dai risultati molto limitati, rendendo gran parte delle somme sostanzialmente perse.

Il problema non è la mancanza di dati: l’Agenzia delle Entrate e il Pra dispongono di tutte le informazioni necessarie per identificare i veicoli non in regola. Ciò che manca è una strategia efficace di recupero. Se il bollo auto rappresenta un problema significativo, le addizionali Irpef configurano un vero e proprio fallimento sistemico. Secondo l’Osservatorio sui conti pubblici italiani e la Cgia di Mestre, il tasso di evasione stimato complessivo in Umbria comprende circa 65 milioni di euro non riscossi per le addizionali Irpef, 15 per cento di evasione Irap e 22,8 per cento di evasione Imu. La stima complessiva della Cgia quantifica in 1.583 milioni di euro le imposte evase in Umbria, con un aumento di 330 milioni rispetto all’anno precedente, pari a circa il 6-7 per cento del PIL regionale.

Mettendo a confronto le cifre del recupero potenziale con quelle della manovra fiscale emerge un dato inequivocabile: evasione bollo auto 25 milioni di euro, evasione addizionale regionale Irpef stimata 65 milioni di euro, per un totale di 90 milioni annui recuperabili. Il gettito dei nuovi aumenti fiscali regionali previsti (Irpef e Irap) è di 61 milioni di euro. Recuperando i 90 milioni annui di evasione, la Regione disporrebbe quindi di circa 29 milioni di euro aggiuntivi da destinare a sanità, trasporti pubblici e sistema scolastico, considerando solo due voci di un sommerso molto più ampio.

Nonostante i numeri parlino chiaro, l’attività di contrasto all’evasione in Umbria rimane frammentata e inefficace. Nel 2024, la collaborazione tra Regione e Comuni è stata pressoché inesistente: solo cinque Comuni su novantadue hanno partecipato attivamente alle segnalazioni qualificate per individuare situazioni anomale. L’attività di verifica regionale ha portato al recupero di soli 2,5 milioni di euro, una cifra modesta rispetto al miliardo e mezzo di sommerso stimato. Le cause principali sono la mancanza di integrazione tra i database regionali, comunali e nazionali, l’assenza di strumenti automatici di incrocio dati, la scarsa collaborazione inter-istituzionale e procedure di riscossione coattiva dai risultati limitati. Il risultato è che chi evade ha buone probabilità di farla franca, mentre chi è in regola paga anche per gli altri.

In questo contesto, l’adozione sistematica di tecnologie di analisi dati e intelligenza artificiale potrebbe rappresentare una svolta. L’IA permetterebbe di incrociare istantaneamente database eterogenei come Pra, anagrafe tributaria, registri delle utenze e catasto, individuando incongruenze e situazioni anomale. Tra le applicazioni possibili: identificare veicoli intestati a soggetti morosi da anni, rilevare contribuenti con redditi dichiarati minimi ma proprietari di immobili di pregio o veicoli di lusso, incrociare consumi energetici con dichiarazioni dei redditi per attività commerciali e analizzare voci di spesa incompatibili con i redditi dichiarati.

Diverse regioni italiane hanno già avviato sperimentazioni in questa direzione. La Lombardia ha implementato un sistema di analisi dei dati per l’accertamento fiscale che ha consentito di recuperare decine di milioni di euro. L’Emilia-Romagna ha adottato algoritmi predittivi per individuare le posizioni più sospette da sottoporre a controllo. Gli ostacoli non mancano: la normativa sulla privacy impone vincoli stringenti sull’uso dei dati personali, servono investimenti per sviluppare piattaforme e formare il personale, e serve una forte volontà politica per superare resistenze e inerzie burocratiche. Tuttavia, i costi sarebbero ampiamente compensati dai recuperi e rappresenterebbero un investimento nella equità fiscale, garantendo che tutti paghino quanto dovuto.

La manovra fiscale umbra solleva una questione fondamentale: è giusto aumentare le tasse ai cittadini già adempienti quando esiste un sommerso così vasto e recuperabile? Le alternative ci sono: investire in tecnologia, rafforzare la collaborazione inter-istituzionale e adottare sistemi di analisi dei dati per rendere l’evasione più rischiosa e il recupero più efficace. Sono scelte più complesse, che richiedono tempo, competenze e capacità amministrative. Una Regione che tassa chi paga e non recupera chi evade non ha un problema di risorse, ma di priorità.

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