di Giorgio Mencaroni*

Il ministro Passera deve riconsiderare la posizione dell’aeroporto regionale umbro “San Francesco d’Assisi”, escluso dalla rete degli scali di rilevanza nazionale tracciata nell’Atto di Indirizzo per la definizione del nuovo Piano per lo sviluppo aeroportuale italiano.

Le Istituzioni locali, senza eccezioni hanno censurato duramente il provvedimento di esclusione dell’Aeroporto umbro: a tutte, la Camera di commercio di Perugia rivolge l’invito a costituire una delegazione al massimo livello per portare, il più presto possibile, la nostra protesta direttamente al ministro Passera, perché rimetta in discussione la decisione sul “San Francesco”.

La scelta adottata dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è incomprensibile, immotivata e ingiustamente punitiva. Per di più, appare in aperta contraddizione con gli stessi parametri di valutazione utilizzati per la definizione dell’Atto di Indirizzo al Piano nazionale per lo sviluppo aeroportuale. Il “San Francesco d’Assisi” risponde alle caratteristiche territoriali richieste dal “Comprehensive Network”: è l’unico della regione e serve un territorio di scarsa accessibilità, che non dispone di adeguate linee ferroviarie, né di autostrade.

L’obiezione è che non raggiungiamo ancora il traffico richiesto di almeno 500.000 passeggeri all’anno. Detto che su questo punto, deroghe sono state comunque previste, ritengo che per l’aeroporto umbro i dati sul traffico definiscano una realtà in forte espansione e dunque andrebbero letti non in valori assoluti ma per incremento percentuale del movimento: il Ministro Passera si accorgerebbe allora che nell’ultimo biennio questo scalo – moderno, bello e funzionale – è stato tra i primi in Italia con un +55% nel 2011 e + 15% nel 2012.

Ma anche un altro aspetto evidentemente è sfuggito. Lo scalo umbro serve un territorio a forte vocazione turistica e di vivace presenza imprenditoriale. Ma è anche in posizione strategica e baricentrica rispetto ad un area di straordinario interesse storico, artistico, culturale, economico e sociale. Dunque potrebbe servire, in una logica di rete, anche per delocalizzare traffico generato da scali di più grandi dimensioni che si trovano a distanze certo non proibitive.

Sia chiaro, non si contesta la volontà di procedere ad una razionalizzazione del sistema, ma credo che sia tutt’altro che strategico mettere in discussione strutture aeroportuali su cui sono stati fatti ingenti investimenti e da cui dipendono le sorti di un intero sistema economico e produttivo. Anche se si tratta di scali di non grandi dimensioni. Peraltro è proprio questa tipologia di aeroporto ad aver raggiunto i risultati migliori negli ultimi due anni, senza dire che il numero di scali sotto il milione di presenze in Italia non è poi così alto: siamo a 16 aeroporti contro, ad esempio, i 42 della Francia, i 33 del Regno Unito, i 19 della Spagna e i 17 della Germania.

*Presidente della Camera di commercio di Perugia, ente che detiene il pacchetto di maggioranza relativa della Sase

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One reply on “Aeroporto di Perugia, Mencaroni attacca Passera: «Esclusione immotivata e punitiva: ci ripensi»”

  1. Potevate pensarci prima ad investire, quando la congiuntura economica era più favorevole e le compagnie aeree non in crisi come ora. Non è piu possibile mantenere aperto l ‘aeroporto con i soldi della Regione (quindi dei cittadini), ormai è un carrozzone con i conti sempre in rosso…. Affittatelo come Supermercato!!

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