di Danilo Nardoni
Umbria come regione dove inizia tutto. Umbria come luogo dove l’arte italiana trova la sua forma più compiuta. Parola di Vittorio Sgarbi, che non si risparmia nel descrivere la nostra regione. Il celebre critico d’arte è atteso al Teatro Lyrick di Assisi lunedì 9 gennaio quando andrà in scena il suo spettacolo su ‘Caravaggio’, tra racconto, immagini e musica, per il primo appuntamento dell’anno con la stagione Umbria Eventi d’Autore. Ma con lui non si può non parlare dell’Umbria, del dopo terremoto per quanto riguarda il destino dei beni culturali, della recente “diatriba” tra Umbria e Toscana in merito al disegno di Leonardo da Vinci, senza dimenticare le bellezze nascoste di questa terra, come l’affresco del Pordenone ad Alviano, ma anche i suoi “orrori” come la chiesa di Fuksas a Foligno. Umbria è terra di arte di cultura e regione molto cara a Sgarbi, visto che è spesso qui ed in molte vesti. Di recente ha curato la mostra a Gualdo Tadino ‘Arte e Follia. Antonio Ligabue-Pietro Ghizzardi’ e ad Amelia, dove è stato anche nominato commissario comunale delle Belle Arti, ‘L’Allegoria della fede’ di Pieter Paul Rubens che resterà in esposizione fino all’8 gennaio. Ora però Sgarbi sarà ad Assisi con questo spettacolo su Caravaggio, già tutto esaurito da alcune settimane.
Caravaggio al Lyrick Come spiega Vittorio Sgarbi nessuno più di Caravaggio è vicino al nostro tempo. E allora è per questo motivo che è stato scelto per iniziare questa serie di spettacoli live sull’arte? Il critico spiega i motivi: «Per la verità abbiamo montato come prima tappa lo spettacolo su Caravaggio ma potevamo farlo anche su Giotto. Faremo infatti prossimamente spettacoli anche su Giotto e sul Rinascimento. Quindi non c’è un motivo preciso per cui si è iniziato così. Forse con Caravaggio c’era qualche maggiore interesse di tipo drammatico, melodrammatico, esistenziale, come figura più maledetta che in un certo senso me lo ha fatto privilegiare come primo». Mettere in scena l’arte per Sgarbi non è un’operazione faticosa, da sempre tutto gli viene naturale. Ma anche il pubblico, a detta del critico, sembra comprendere e recepire nel migliore dei modi: «Il pubblico mi pare che reagisce in maniera visibilmente entusiasta per cui la formula è evidentemente riuscita sia rispetto a quello che io racconto sia rispetto all’effetto teatrale con immagini e movimento dei video che in qualche modo ti portano davanti all’opera di Caravaggio e te la fanno sentire presente e viva».
L’Umbria e Giotto Vittorio Sgarbi conosce molto bene la terra umbra e le sue eccellenze. Oltre a parlarne (quasi) sempre molto bene. «È il luogo dove l’arte italiana – afferma il critico – ha preso la sua forma prima più compiuta dei tempi moderni. Con Giotto ad Assisi abbiamo il primo dei temi dell’arte italiana anche al di là di quella toscana che pure lì con Giotto mostra la sua eccellenza. Però il luogo reale e fisico è appunto Assisi dove inizia la lingua dell’arte contemporanea così come l’arte moderna con il racconto della vita delle persone e della loro verità. Quindi l’importanza dell’Umbria è l’importanza di una regione dove inizia tutto».
Umbria e terremoto Norcia e la Valnerina ferite dal terremoto hanno avuto il sostegno anche di Vittorio Sgarbi. Il critico si è infatti molto impegnato in queste settimane, anche al fianco della Regione Umbria, per dare messaggi di tranquillità ai turisti e per far comprendere che l’Umbria nella sua interezza non è terremotata. Il critico si è speso per dare una mano a far ripartire il turismo anche con appelli come questo: «Qui terremoto non c’è, qui c’è bellezza». «Bisogna chiamare il terremoto con i nomi dei luoghi reali dove questo è accaduto e quindi non Umbria e Marche ma Norcia e Amatrice», sottolinea Sgarbi che poi aggiunge: «Norcia e i suoi monumenti certo al momento non si possono visitare ma il resto dell’Umbria è visibile e tutte le altre eccellenze sono in corso di manutenzione rispetto a quel terremoto che li ha solo sfiorati. Quindi non metterei troppe riserve drammatiche su questo fatto». Dopo un terremoto la ricostruzione è sempre elemento di discussione, perché fase delicate da cui ripartire. Per quanto riguarda i beni culturali Sgarbi ha una sua idea: «C’è attività di recupero e di restauro che va guardata positivamente e non c’è quindi solo un aspetto negativo ma anche positivo del terremoto, con tutto quello che poi viene fatto per rimettere a posto le cose e senza sbagliare possibilmente. Bisogna essere prudenti e rispettosi di quello che c’era prima con ricostruzioni molto fedeli agli originali».
Il disegno di Leonardo Vittorio Sgarbi, insieme a Luca Tomìo autore della scoperta, ha inoltre svelato i retroscena che hanno portato all’identificazione della Cascata delle Marmore come il paesaggio rappresentato sul famoso disegno di Leonardo da Vinci. Quindi, si tratta di un paesaggio umbro o toscano? «Non c’è nessun dubbio, quello è paesaggio umbro vicino alle Marmore e mi pare impugnabile perché la ricostruzione del disegno è stata fatta con argomenti molto convincenti. Se invece poi uno vuole immaginare un luogo ideale quello può essere qualunque posto, ma se si tenta una ricostruzione senza tifoserie non ci sono ragioni per discuterne».
Tra “orrori” e tesori nascosti Se c’è uno bravo a scovare gli “orrori” in giro per l’Italia quello è proprio Sgarbi. Anche in Umbria, pur se apprezza le sue bellezze, è intervenuto più volte per difenderla da operazioni anche architettoniche da lui reputate sbagliate. Secondo lui uno degli ultimi “orrori” è la chiesa di San Paolo Apostolo a Foligno progettata da Massimiliano Fuksas: «E’ uno degli esempi di incontinenza architettonica più grave che ci sia. Contamina infatti una regione che ha un equilibrio tra natura e costruito. Si impone così una cosa di tipo post industriale del tutto ingiustificata in una periferia urbana, sembra davvero un insulto». Invece, tra i tesori nascosti e poco conosciuti che secondo Sgarbi vale la pena vedere in Umbria c’è «il bellissimo affresco del Pordenone nella chiesa di Alviano che testimonia come questo grande artista era sceso dal Nord Italia per andare a vedere Michelangelo e poi risale lasciando questo formidabile dipinto».
Polemica con la Boldrini In queste ultime ore Vittorio Sgarbi ha anche iniziato una sua personale crociata «in difesa della lingua» attraverso una polemica con la presidente della Camera Laura Boldrini, prendendosela con il suo uso del femminile per declinare i ruoli politici come “ministra” e “sindaca”. A seguire c’è stato l’intervento anche dell’Accademia della Crusca che ha dato ragione alla presidente Boldrini. Ma Sgarbi, anche ai nostri microfoni contrattacca: «La parola ‘presidente’ è un participio e puoi certamente far diventare ‘il presidente’ anche ‘la presidente’. Ma il suo difetto è di chiamarsi Boldrini, un plurale maschile, e quindi dovrebbe allora chiamarsi ‘Boldrina’ che è singolare femminile. Se uno comincia a lavorare sulle parole anche i cognomi si possono quindi cambiare, perchè uno non dovrebbe avere un cognome estraneo alla sua identità. Anche per me sarebbe meglio ‘Sgarbo’: se iniziamo a declinare tutta la lingua italiana allora decliniamo anche i nomi. Le parole sono legate alle persone e non al sesso, quindi possiamo avere una persona di sesso femminile che fa il medico e una persona di sesso maschile che fa il medico: non possiamo certo dire ‘medico’ e ‘medica’. È solo un modo per cercare di piegare la lingua ad una ideologia per cui la donna prevale o è pari ad uomo. In realtà non è uguale e non prevale: le persone sono tutte uguali, qualcuno è uomo qualcuno donna, oppure maschio o femmina».
Lo spettacolo ad Assisi La stagione Umbria Eventi d’Autore, promossa dall’associazione Umbra della Canzone e della Musica d’Autore, torna quindi al Teatro Lyrick di Assisi il 9 gennaio (ore 21) con ‘Caravaggio’ spettacolo di e con Vittorio Sgarbi. «Caravaggio – spiega Sgarbi – è doppiamente contemporaneo, perché viviamo contemporaneamente alle sue opere che continuano a vivere e perché la sensibilità del nostro tempo gli ha restituito tutti i significati e l’importanza della sua opera. Non sono stati il Settecento o l’Ottocento a capire Caravaggio, ma il nostro Novecento. Caravaggio viene riscoperto in un’epoca fortemente improntata ai valori della realtà, del popolo, della lotta di classe. Ogni secolo sceglie i propri artisti. E questo garantisce un’attualizzazione, un’interpretazione di artisti che non sono più del Quattrocento, del Cinquecento e del Seicento ma appartengono al tempo che li capisce, che li interpreta, che li sente contemporanei. Tra questi, nessuno è più vicino a noi, alle nostre paure, ai nostri stupori, alle nostre emozioni, di quanto non sia Caravaggio». Sgarbi, attraverso la vita e la pittura rivoluzionaria di Michelangelo Merisi, condurrà il pubblico in uno spettacolo teatrale arricchito dalla musica di Valentino Corvino (violino, elettronica), e dalle immagini delle opere più rappresentative del pittore lombardo curate dal visual artist Tommaso Arosio. La regia è di Angelo Generali, che ne cura anche le luci. Produzione Promo Music in collaborazione con La Versiliana Festival.
