Alice Rohrwacher al Postmodernissimo di Perugia
Alice Rohrwacher

di Angela Giorgi

«Sono cresciuta con un grande amore per l’Umbria». Una regione che fa parte da sempre del vissuto di Alice Rohrwacher e che gioca un ruolo tutt’altro che secondario nel suo terzo lungometraggio, ‘Lazzaro felice’. Il film, vincitore del premio per la miglior sceneggiatura al festival di Cannes e candidato a cinque Nastri d’argento, sarà presentato mercoledì 6 giugno al cinema Postmodernissimo di Perugia (ore 21, incontro coordinato da Simone Rossi) in presenza della regista, che ha raccontato in un’intervista a Umbria24 il suo rapporto con l’Umbria e le tematiche al centro della pellicola.

Protagonista l’Umbria Umbra d’origine, Alice Rohrwacher tutt’ora vive al confine tra Lazio, Toscana e Umbria e non nasconde il suo amore per la regione. «Un amore che credo debba sempre essere tradotto in un impegno a fare il meglio per l’Umbria, anziché a lavorare in un’ottica di speculazione». Il legame della regista con la terra natale della sua famiglia, originaria di Montegabbione, permea anche il suo ultimo film ‘Lazzaro felice’: i contadini, non attori ma 54 agricoltori veri, vengono da un paese situato sulla fascia tra Orvieto e Tarquinia, linguisticamente e culturalmente affini, e il protagonista è nativo di Allerona. Proprio a Orvieto, in occasione della proiezione di ‘Lazzaro felice’, molti protagonisti hanno partecipato intonando la canzone composta appositamente per il film.

Gentilezza contro la violenza La collettività dei contadini di Inviolata, il paesino ricostruito del film, come ultima dimensione di comunità, benché una comunità sfruttata. Una dimensione che i post-contadini hanno perso, in una contemporaneità che sembra così lontana dal microcosmo raccontato in ‘Lazzaro felice’. «È anche un film sulla gentilezza e sulla bontà, che la società spesso interpreta come qualcosa che fa comodo, qualcosa di cui ci si può approfittare – prosegue Rohrwacher. «Spero che il film aiuti a rendersi conto che la gentilezza è una forza. ‘Lazzaro felice’ vuole essere un film sulla pietà nell’epoca della violenza».

Il pubblico? Intelligente e vivo Un film controcorrente che, parlando degli ultimi e di sentimenti apparentemente dimenticati, sta conquistando critica e pubblico. «Credo che dobbiamo aprire la nostra idea del pubblico: non abbiamo di fronte degli inetti che cercano solo prodotti standardizzati», spiega la regista, cercando di interpretare un successo forse inaspettato. «Il pubblico che io ho in mente è intelligente, vivo, ha voglia di discutere. Ho pensato a me come pubblico: io non mi sento speciale, mi sento parte del pubblico e per questo ho cercato un confronto con la gente attraverso il film, ma in modo diverso dal mainstream».

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