di Danilo Nardoni
Un album senza aggettivi e recinti di generi per sua stessa ammissione, come è messo a fuoco concettualmente già anche nel titolo. “Intramontes” è il nuovo lavoro del maestro Ramberto Ciammarughi che come compagni di viaggio ha scelto Paolo Fresu (solista), Tetraktis percussioni, Ensemble Novamusica, Coro AdCantus, preparato e diretto da Francesco Corrias. Lungo un intenso viaggio, compositivo e concertistico, partito negli anni ’80, il painista e compositore umbro Ramberto Ciammarughi, si è guadagnato a livello internazionale la reputazione come uno dei talenti più originali della sua generazione. La sua musica inaudita si avventura in territori sonori inesplorati, quasi a sfidare l’ascoltatore verso un altrove di cui si intuisce la presenza.
Con il suo ultimo lavoro Intramontes continua a spingersi in un percorso oltre i confini della percezione. La montagna, citata nel titolo, rappresenta la metafora delle barriere fisiche e sensoriali da scavalcare, come lui stesso spiega: “Intra montes in latino significa tra i monti, ma anche attraverso i monti e, per esteso, al di là dei monti. Cosa c’è oltre quella consueta ma imponente barriera di pietra che sembra delimitare il nostro orizzonte, ma anche lo sguardo e, a volte, anche il pensiero? Ma non l’immaginazione e la nostra capacità di creare al di fuori del ‘frequentato e del prevedibile’. Nella nostra storia, in quel limite è sempre stato nascosto il senso del non raggiungibile. Eppure, verso quell’ignoto continuano a camminare tutti quelli che non si accontentano del visibile e che considerano la ricerca come parte essenziale di una vita ricca e significativa”.
Emblematica in questo senso la collaborazione col genio musicale poliedrico e visionario di Fresu, altra icona del jazz contemporaneo. Attraverso la fusione di influenze multiformi, dalla tradizione classica al jazz sperimentale, dal folklore mediterraneo alle sonorità contemporanee, i due maestri plasmano un linguaggio musicale universale e senza tempo. La tromba di Paolo Fresu “regala una dimensione lirica e, al tempo stesso, sperimentale e innalza il progetto a un livello espressivo ancora superiore”, chiarisce lo stesso Ciammarughi, che sottolinea anche il ruolo fondamentale degli altri compagni di viaggio, presenti in questo disco: “Intramontes è un’opera che non sarebbe stata realizzabile se non con un insieme di amici-musicisti-collaboratori. Mi riferisco ai gruppi coinvolti nel progetto e che sono stati presenti in tante mie imprese musicali e teatrali, come le percussioni del quartetto Tetraktis e gli strumenti vari dell’Ensemble Novamusica, centrato sul suono delle chitarre e del basso elettrico. E poi ci sono le tante voci che, riunite nel progetto AdCantus, preparato e diretto da Francesco Corrias, cantano frammenti di testo che parlano, appunto, del nostro ignoto, del nostro sognare, del nostro inconosciuto, di quello che tutti, prima o poi, osiamo domandarci”.
Di grande suggestione i testi, composti da brevi estratti da un libro sacro come la Bibbia o dalla Commedia di Dante, da Shakespeare e da Leopardi, fino ad arrivare al Novecento di Celine e Mario Luzi. “Si tratta di frasi provenienti da tempi e culture diverse, ma che esprimono concetti a noi ancora molto vicini. Frammenti manipolati e rimontati, accostati tra di loro con molta libertà e senza una logica storica o temporale. Questa tecnica, lontana da pretese filologiche e cronologiche, mi ha consentito di utilizzare scritti di ogni tipo con valenze, a volte, diverse e di proporre l’esplorazione di significati che si rivelano, con una qualche novità, nel rapporto con la materia musicale”, spiega Ciammarughi.
Le parole e la musica, anzi i pensieri della musica espressi in modo magistrale, come una confessione recondita e segreta, nascosta tra le note. Perché questo è un disco di palpiti e di attraversamenti, di un’immaginazione che vuole andare oltre il prevedibile e il consueto. Tredici brani che son un corpo unico con cui celebrare la libertà, un invito a esplorare nuovi orizzonti sonori, a lasciarsi trasportare dalle emozioni.
Pianista e compositore di Assisi, Ciammarughi inizia la propria attività nei primi anni ‘80 suonando da solo e in trio in un gran numero di jazz club italiani. Da anni annovera numerose partecipazioni nei principali jazz festival e rassegne musicali in Italia ed all’estero. Da Umbria Jazz mancava ormai da 40 anni. E le sue date estive, ma non solo con il progetto discografico appena uscito, iniziano proprio da Perugia. Mercoledì 17 luglio suonerà alla Galleria nazionale dell’Umbria alle ore 15.30 anche per festeggiare i 40 anni dalla sua prima apparizione al festival.
Il 26 luglio sarà poi a Trapani in duo con Patrizia Bovi cantante di musica antica dell’Ensemble Micrologus, con una rilettura di brani sacri e profani. Il primo agosto a San Sepolcro, per Borgo Jazz, con alcuni tra i migliori ex allievi. Dal 2 al 4 agosto terrà una masterclass a Jazz di Marca/Sant’Elpidio Jazz Festival. Per la prima volta con Daniele Di Bonaventura, faranno due date per un progetto molto particolare pianoforte-bandoneon, due strumenti che raramente vengono messi sullo stesso palco. L’8 agosto a Sigillo per un evento condiviso tra Correnti jazz festival e Suoni controvento. Il 14 agosto suonerà a Tolentino, per Borghi in Jazz, e il 25 agosto a Bevagna per 100 anni di emozioni sulla storia del cinema, in piano solo.
