di A.G.
Prosegue sabato 16 dicembre la stagione Indizi 2017/2018, dopo il successo della due giorni di danza contemporanea con ‘Passages’. La sala Cutu ospiterà ‘Giorgio’, intelligente proposta di area romana della promettente compagnia Garofoli/Nexus. Lo spettacolo ha ricevuto ben due premi al Roma Fringe festival 2017: il primo è stato il Premio della critica, assegnato allo spettacolo che ha riscosso più consensi da parte dei giornalisti e dei critici che componevano la giuria del festival.
‘Giorgio’ Anziché proporre l’ennesima “operazione nostalgia”, ‘Giorgio’ reinventa il passato, cercando di trovare il vecchio nel nuovo e il nuovo nel vecchio. Ricordi e materiali d’archivio si intrecciano per decostruire l’onnipotenza paterna e il mito della città d’origine, emblema dell’Italia provinciale rimasta bloccata fra progresso e restaurazione. A partire da un testo drammaturgico inedito, ‘Giorgio’ si serve di un linguaggio ibrido fatto di teatro di parola, performance e installazione per raccontare l’iniziazione alla vita adulta e l’ingresso della società italiana nel nuovo millennio. La narrazione si sviluppa attraverso diversi quadri tematici, ognuno dei quali mette in scena conflitti personali e collettivi: l’iniziazione al cinema e ai video game della generazione anni ottanta, i mutamenti avvenuti a Terni, città natale dell’autore, la passione per la motocicletta, il volo e la montagna, fino allo scontro con la malattia e la morte. Lo spettacolo indaga con tono brillante il ruolo della funzione paterna, ricostruendo avvenimenti passati, esponendo l’archivio famigliare e mettendone in scena interpretazioni controfattuali e di autofiction. La performance ricalca questo approccio, proponendo un lavoro basato sulla sovversione radicale della posizione eretta e del baricentro, tramite l’uso di alcune tecniche e principi della danza hip-hop. Un corpo attoriale composto da intenzionalità che sgomitano fra loro, addestrato allo scioglimento delle posture date e delle leggi gravitazionali e attraversato da continui sbilanciamenti. Si propone così allo spettatore un teatro che rende la memoria personale e collettiva uno spazio condiviso e conflittuale.
