di Stefania Supino
Orvieto, nel mese di marzo, ha ospitato la prima della saga fantasy di ‘Carridi’s Graveyard’, un film destinato a diventare un successo internazionale per gli appassionati del genere ma non solo. È anche la città natale della protagonista del film, Perla Ambrosini, ma soprattutto è una delle location in cui sono state ambientate alcune scene del primo capitolo della saga, ‘Tales of Mare Nostrum’. Carridi’s Graveyard è un’opera cinematografica che promette di portare il pubblico internazionale in un viaggio titanico attraverso terre misteriose e avventure mozzafiato. Umbria24 ha intervistato il regista e produttore Dan Salsano, originario di Roma ma da qualche anno vive a Londra.
Qual è stata l’ispirazione dietro Carridi’s Graveyard e qual è il suo legame con l’Umbria?
Carridi’s Graveyard è un progetto avventuroso in cui abbiamo investito, io come regista e il mio team, molto tempo, risorse e amore. L’idea della saga nasce nella bellissima città di Orvieto, che ci ha affascinati con le sue atmosfere fatte di esplorazione e avventura. Abbiamo avuto la possibilità di visitare luoghi unici per il loro fascino e ricchi di cultura, specialmente etrusca. Siamo stati, dunque, ispirati da questi luoghi e ci hanno fatto sognare un vero e proprio film di avventura. In parte per le mie origini sarde, sono da sempre appassionato dei racconti epici, le storie e la cultura dei paesi del Mediterraneo. Appena abbiamo iniziato a scrivere la sceneggiatura, insieme a Valerio Albasini Di Giorgio, ci sono piovute addosso location spettacolari e parlando con persone di Orvieto e della Tuscia, abbiamo avuto la possibilità di visitare posti meravigliosi che poi hanno fatto da sfondo per molte scene del nostro film, ad esempio il castello di Torre Alfina, il bosco del Sasseto e la grotta di tufo che fa parte dell’Orvieto underground. La bellezza e il mistero dell’Umbria hanno contribuito a plasmare l’ambientazione e l’atmosfera della saga. Abbiamo anche avuto il piacere di lavorare con una band musicale di Castel Giorgio, che appare nel film con abiti e strumenti musicali tipici di quel tempo mentre suona il brano scritto da loro, tra l’altro proprio questo brano fa parte della colonna sonora del film.
Quanto impegno ha richiesto girare questo primo capitolo della saga?
Le riprese di Carridi’s Graveyard sono durate due settimane e qualche giorno, ma ciò che ha richiesto più tempo è stata la postproduzione perché abbiamo voluto prenderci tutto il tempo necessario per fare un ottimo lavoro, con visual effects degni dei più famosi film di questo genere. Il nostro è un lavoro indipendente e autofinanziato, ma nonostante ciò abbiamo lavorato duramente per portare il progetto a un livello di alta qualità. Anche il cast si è impegnato molto e ha fatto un ottimo lavoro, soprattutto la protagonista, Perla Ambrosini, di formazione italiana, si è dimostrata un grande talento. In particolar modo, Perla ha saputo fare un’analisi ottimale del personaggio che ha interpretato, seguendo le nostre direttive ci ha dimostrato di avere delle sfaccettature a 360 gradi e delle skill in più sia dal punto di vista recitativo che atletico, infatti alcune scene di stunt, curate da uno stunt creator di Salerno, le ha volute realizzare lei, ovviamente sotto lo sguardo vigile di un reparto di sicurezza. L’impegno c’è stato anche negli spostamenti perché gran parte delle scene del film le abbiamo girate tra Umbria e Lazio, ma le restanti, ad esempio le scene esterne della barca, le abbiamo girate su un veliero risalente al ‘700 che si trova a La Spezia, chiamata la Pandora. Per gli interni della barca abbiamo avuto il piacere di registrare sulla Golden Hind, situata a Londra sul Tamigi. Infine, abbiamo voluto scrivere lo script in inglese per dare la possibilità al prodotto di essere visto da un pubblico internazionale, ampliando così le possibilità di distribuzione e successo. Si tratta di dialoghi semplici fatti per un pubblico che vuole essere intrattenuto e i sottotitoli sono molto comprensibili a tutti.
Qual è la tua personale ispirazione e quali sono i piani futuri per la saga?
Carridi’s Graveyard prende ispirazione da una varietà di fonti, devo dire che in molti mi chiedono se avessi preso ispirazione dalla grande opera cinematografica ‘I pirati dei Caraibi’ ma in realtà la mia principale fonte di impulso sono stati i videogiochi giapponesi come ‘Final fantasy’ e ‘Uncharted’. Tuttavia, la saga ha una sua identità unica, che si distingue da queste influenze. Attualmente, io e il mio team stiamo valutando di portare avanti il progetto, trasformandolo in un lungometraggio destinato alle sale cinematografiche e in un secondo momento diffonderlo sulle piattaforme. Ritengo che Carridi’s Graveyard sia destinato ad essere una produzione internazionale in grado di intrattenere e affascinare il pubblico con il suo mix di avventura, fantasy e mistero.
