di Daniele Bovi
Attendendo i «Davis Alumni», ovvero Herbie Hancock, Wayne Shorter e Marcus Miller, che sabato sera metteranno in scena l’omaggio al Maestro Miles per quello che si annuncia come una delle vette musicali del festival, Umbria Jazz 2011 si apre all’insegna di due voci femminili che più diverse non si può. Il festival inizia infatti con Caro Emerald, 30enne olandese che, dopo essersi inserita in un filone di grande successo «aperto» da Michael Bublè, con il suo easy jazz educatamente ed elegantemente ben cantato riesce a far ballare tutta l’Arena. Attempate signore ingioiellate incluse. Dalla Emerald non ci si aspettava nulla di particolarmente originale e così è stato. Ma il brio e l’energia che ci mette nell’interpretare le atmosfere retrò oggi assai in voga fanno sì che l’Arena si trasformi in una grande ballroom anni ’40. Da Back It Up a That Man tutti in piedi e, come da invito della Emerald, «shake your ass».
VIDEO: CON L’INIZIO DEL CONCERTO DI CARO EMERALD
VIDEO: CARO EMERALD IN «STUCK» E «BACK IT UP»
La serata di Dee Alexander Ben altre vette musicali ha raggiunto la serata con l’ingresso sul palco di Dee Alexander e del suo Evolution Ensemble, che agli spettatori dell’Arena hanno presentato un progetto in esclusiva per il festival che prevede la rilettura di alcuni capolavori di Jimi Hendrix. La vocalist di Chicago ha fatto sfoggio di tutta la sua classe e del suo repertorio vocale. Alla bisogna, Dee Alexander pizzica le sue corde vocali come il chitarrista di Seattle faceva con quelle della sua Stratocaster oppure si lascia andare ad una rilettura soffusa e calda di Angel con il solo violoncello di Tomeka Reid. In entrambi i casi l’effetto è semplicemente magnifico, con l’imitazione con tanto di effetto wha-wha della Fender che dimostra tutta l’enorme versatilità vocale della Alexander.
La line up Da sottolineare come il progetto non preveda uso di chitarre elettriche ma solo, per brevissimi tratti, di un basso elettrico. Ad accompagnare la Alexander ci sono la già citata Reid al violoncello, Junius Paul al contrabbasso, Ernie Adams (con un gilet di renna con frange assai «hendrixiano») alle percussioni e James Sanders al violino. Ed è proprio quest’ultimo che, spesso, infuocando il suo violino elettrico ricorda assai da vicino la Stratocaster di Hendrix. Qualche secondo di omaggio alla pura tradizione jazzistica però non è mancato. E così, tra Little Wing, Hey Joe, All Along The Watchtower, If Six Was Nine o Are You Experienced, c’è stato anche il tempo per un breve intermezzo di free jazz con richiami colemaniani. In sintesi, di tutto si è trattato tranne che di un Hendrix ovattato e addolcito dagli archi che hanno accompagnato la Alexander.
VIDEO: L’ARRIVO DI HANCOCK, SHORTER E MILLER A PERUGIA
L’attesa Archiviata l’apertura, sale l’attesa per sabato sera quando Hancock, Shorter e Miller (giù presente l’anno scorso in proprio con una rivisitazione di Tutu, uno degli album più riusciti del periodo in cui lavorò con lo sciamano Miles) porteranno in scena l’omaggio al loro comune maestro a 20 anni dalla morte. Oltre al trio a completare la line up ci sarà come trombettista Sean Jones, che arriva dalla Lincoln Orchestra di Marsalis e il batterista e Sean Rickman. L’anteprima mondiale del progetto ha visto Istanbul come palcoscenico. Mercoledì sera il quintetto ha suonato, tra le altre, So What, Tutu e Time After Time.


