di M.Alessia Manti
La premessa: certi concerti sono più «diversi» degli altri. Sono dei concerti al contrario, puoi restar fermo per tutto il tempo eppur si muove qualcosa, dentro.
Jacopo Incani è uno con la barba ma senza peli sulla lingua. Ha scelto un nome d’arte che è una presentazione insolita e sfrontata: IOSONOUNCANE, tutto attaccato. E di certo non un cane che abbaia e non morde. Ha suonato giovedì per il pubblico del Loop Cafè di Perugia, uno di quei live brevi ma incisivi a cui è meglio assistere dopo un’endovena di ottimismo da fine settimana. Porta in giro La macarena su Roma, il suo disco d’esordio uscito lo scorso anno per l’etichetta Trovarobato.
I suoi flussi di coscienza che raccontano di call center in cui ci è finito anche Gramsci, balli di gruppo, tv spazzatura – quella del puntuale banchetto a base di disgrazie misurate in auditel – che ci ricordano che siamo tutti polli d’allevamento. E soprattutto cosa sta succedendo qui, ora e da ormai un bel po’ di tempo.
Lo fa sovrapponendo le voci, digrignando i denti, esasperando i suoni e incrociando le pochezze di una società che vince in fallimenti e retorica, un’Italia malsana e deviata. Con la faccia del dittatore e il sarcasmo dell’antipatico – forse – per scelta, quasi a voler indurre a tutti i costi chi lo ascolta a un giudizio.
Ha dichiarato di aver cominciato a esibirsi senza un’idea precisa di come sarebbe stato, ha improvvisato. Con due microfoni, un campionatore, una chitarra acustica. Senza abiti né battute di scena, con l’atteggiamento di chi ha rispetto del pubblico e per questo non lo accontenta. E anzi, mischia le carte, trasforma e deforma la canzone, tanto da chiedersi se serva definirla ancora tale.
Probabilmente è per questo che viene acclamato come uno dei protagonisti dell’attuale rivoluzione nella musica indipendente italiana. Questo Incani è un cane senza guinzaglio. Il consiglio: Attenti al cane!

