di M.Alessia Manti
Si può raccontare la rivoluzione in giorni in cui soffia un certo vento che la ricorda. Sabato 14 ottobre 2011: sa di tempismo il concerto di Giorgio Canali alla Darsena. Mentre a Roma si cerca di capire chi, cosa e perché, il fulvo guru dell’indie che non ha bisogno di essere presentato canta a Castiglione del Lago il disco forse più incazzato che abbia fatto fino ad ora. Rojo, sesto della discografia, è un inno alla rivoluzione, alla libertà, alla difesa delle proprie idee. Un live genuino, onesto. Uno di quei concerti di cui ci si ricordano le parole e non solo la musica e l’atmosfera. Perché Giorgio Canali è questo, sostanza, parole coraggiose e zero fronzoli. Una voce inconfondibile che con ruvidità ci racconta senza ipocrisia storie dei nostri giorni.
La cannonata iniziale: «benvenuti tra gli effimeri,benvenuti al mondo, state entrando nel poligono di tiro dalla porta sul fondo». E’ un manifesto poetico Regola #1, una rivolta in stile Grande Fratello. Con delle regole (come «incendiare automobili»), cause di esclusione. Poi, «ogni settimana una novità», un infiltrato, un carroarmato o una bomba. Il tutto registrato da «onniveggenti telecamere» e con tanto di sponsor. Un tema molto caro a Canali quello dell’ossessione per la tv, per l’apparenza e soprattutto per l’apparire ad ogni costo. Come era stato in quel «Precipito, senza dimenticare di girarsi verso le telecamere».
L’esplosione di energia continua, si accende una miccia dopo l’altra, Morire di noja e Sai dove. E’ bello pensare che, nonostante sia impossibile che le canzoni cambino la nostra politica, un musicista voglia ancora dare una scossa. Fuoco, fiamme di rivolta ma anche d’amore, Controvento, Treno di mezzanotte.
Sul palco con Canali c’è Steve Dal Col, storica chitarra dei Frigidaire Tango, che in Rojo entra in pianta stabile nei Rossofuoco; confermate le presenze di Marco Greco alla chitarra e Luca Martelli alla batteria, mentre al basso Giovanni Fanelli prende il posto di Claude Saut. Con i suoi musicisti suona, si diverte, a tratti sembra anche che si emozioni. Non si può non ammirare chi prima di essere un artista è un uomo che ha le rughe di un cinquantenne ma solo sul volto. Perché lo spirito ruggisce come ne avesse trenta in meno. Senza avere bisogno di “clippini” da postare sulla propria pagina di facebook.
Scorrono le tracce di Rojo tra rabbia e disillusione viene ribadita la sfiducia verso i grandi moti di piazza, perché «non se ne ne va chi ha troppo da lasciare», perché certa non si lascia scalzare da «una piazza da un milione di brioches» Carmagnola # 3. Non è casuale il richiamo alla frase attribuita a Maria Antonietta: «Se non hanno pane, che mangino brioche». Canali ci mette in guardia dai professionisti della politica e anche dai professionisti della rivolta: «Voglio una rivolta al giorno, all’ora dell’aperitivo». Canali non si risparmia. Non ha paura di mandare tutti a farsi fottere. E’ pur sempre un fedele alla linea. E questo tipo di coerenza – capita! – riscalda le menti e il cuore in una serata di inizio ottobre, fredda di rivoluzione.

