Gli Amor Fou venerdì al Pavone

di M.Alessia Manti

Non hanno paura di sporcarsi le mani con la realtà. Raccontano la cronaca nera con un approccio degno del miglior cantautorato italiano che guarda con l’occhio attento del cinema d’inchiesta. Gli Amor Fou sono uno dei gruppi che più si sta facendo spazio nella scena musicale emergente.

Il loro secondo disco, I Moralisti, è una carrellata di personaggi della cronaca conosciuta – e anche di quella nascosta – del nostro paese tra gli anni Cinquanta e gli inizi degli Ottanta. Riferimenti colti ma dall’intento popolare, ascoltando i loro pezzi si ha come l’impressione che la Storia, puntualmente, si ripeta. Ed è lì che entra in gioco il ruolo del cantautore: raccontare, con l’onore e in un certo senso il dovere di chi ha la possibilità di farlo.

Alla vigilia del concerto che si terrà venerdì al Teatro Pavone, all’interno della rassegna Gli Incantevoli, abbiamo fatto qualche domanda ad Alessandro Raina, paroliere e voce del gruppo.

Amor Fou a Gli Incantevoli, rassegna dedicata a quegli artisti capaci di interpretare l’evoluzione linguistica, musicale e culturale del momento. Che momento è per la musica italiana emergente e che momento è per gli Amor Fou?

E’ difficile dirlo, vista la quantità di progetti continuamente immessi sul mercato e una critica non sempre capace orientarsi fra progetti di grande caratura ed altri molto probabilmente acerbi, saliti alla ribalta sulla scia di dinamiche che non sempre hanno a che fare con la qualità reale dei prodotti. Sicuramente si registra un cambiamento di rotta da parte di molte band orientatesi sulla lingua italiana, dopo tanti dischi in inglese. Mi auguro non sia indice di un ‘andare per tentativi’, ma il frutto di un percorso maturato nel tempo.

La musica degli Amor Fou viene definita  “pop d’inchiesta”.  Dopo aver indagato le realtà dei giovani e dei moralisti c’è già un concept a cui state pensando per il prossimo lavoro?

In realtà la dimensione giovanile sarà uno degli elementi centrali del nostro prossimo lavoro. I precedenti si sono occupati di aspetti privati e pubblici della società italiana dagli anni sessanta ad oggi. Ci confronteremo quindi con il presente, cercando di leggerlo attraverso gli occhi e le dinamiche delle generazioni successive alla nostra, sperando ovviamente di non risultare paternalistici!

Sei una delle penne più convincenti del panorama musicale nostrano e questo lo si poteva notare già col primo disco, ma I Moralisti sembra più  asciutto nei suoni, come se si volesse lasciar spazio alla parola. Come nascono le vostre canzoni?

Ti ringrazio! Le canzoni nascono in due fasi. La prima, in cui da un’idea nasce una vera e propria canzone, è molto veloce e istintiva, nonostante i testi possano far pensare a un lungo lavoro di cesellatura. In genere scrivo parole e musica in un giorno o due al massimo, lavorando su spunti miei o di Leziero. Successivamente si lavora all’arrangiamento, al ‘vestito’, e in questa fase cerchiamo di coinvolgere tutti i componenti del gruppo e di rendere i brani efficaci anche in prospettiva live. E’ un processo molto artigianale.

In molti conoscono e hanno apprezzato la tua lettera di risposta al sindaco di Roma che, in seguito alla pubblicazione del brano De Pedis, vi accusava di aver dipinto in maniera romantica una vicenda criminale.  Come si è conclusa la storia?

Non si è mai conclusa, nel senso che la lettera aperta che ho scritto non ha generato approfondimenti, né da parte di chi come noi cerca di realizzare non solo canzoni popolari ma un vero e proprio progetto culturale, né da parte dell’accusa. Probabilmente non siamo ancora abbastanza celebri per generare una vera cassa di risonanza.

E’ di questi giorni l’uscita del videoclip di Dolmen, girato utilizzando le immagini originali del cult movie Milano Nera del 1961, diretto da Gian Rocco e Pino Serpi con la sceneggiatura di Pierpaolo Pasolini e che uscì nelle sale di Milano per soli cinque giorni. Il risultato del videoclip è una sorta di meta-film. Il cinema c’è negli Amor Fou a partire dal nome. Quali sono i registi contemporanei più affini alla vostra musica?

Sicuramente Paolo Sorrentino su tutti, e la sua maschera principale, Toni Servillo. Poi tanti altri, da Garrone a Martone, da Crialese a Incerti, da Molaioli a Emidio Greco. Insieme a tanti non contemporanei ancora attivi, in primis Bellocchio e Olmi.

Non è la vostra prima volta a Perugia. Vi siete esibiti lo scorso anno al Loop, una delle realtà musicali più attive in città per quanto riguarda la scena live, un palco piccolo e intimo. Venerdì suonerete in un teatro. Come vi rapportate alle diverse location? Ne avete di preferite?

Il teatro conserva una magia unica e peculiare, perfetta per la nostra componente cantautorale, la parte più delicata e soffusa della nostra musica. Al contempo però faremo in modo di non farci intimidire dalla compostezza del luogo portando in scena anche la nostra componente più visceralmente elettrica e il nostro sound che pesca molto anche dal rock internazionale contemporaneo.

I Lilith apriranno la serata

Prima i Lilith Ad aprire il concerto degli Amor Fou e rappresentare la scena musicale umbra saranno i Lilith, freschi di uscita col terzo albumNote a margine e presto in tour. I cinque ragazzi di Todi si sono da poco esibiti al Mads di Roma in occasione della presentazione ufficiale per la stampa. Per il primo singolo estratto dal disco è stato realizzato un videoclip che porta la firma di Leonardo D’Agostini, regista presente alla 62esima Mostra del Cinema di Venezia col cortometraggio Smarth!

Dalle 20:15 degustazioni di vini a cura di: Terre del Carpine

Ticket: 10 € 
Punti vendita: 
http://www.ticketitalia.com/puntivendita.html

Teatro Pavone, ore 20:45 – Perugia 
http://www.teatrodelpavone.it/

info:
MusicalBoxEventi 
info@musicalboxeventi.com http://www.musicalboxeventi.com/ Tel:            075 5056950

http://www.amorfou.it/

http://www.lilithworld.com/

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