di M.Alessia Manti
Niente mimose. Le donne omaggiano le donne a suon di chitarre. L’8 marzo de Gli Incantevoli, la rassegna musicale dedicata ai cantautori italiani più o meno emergenti, ha avuto come protagonista la canzone d’autore al femminile. A salire sul palco dell’Urban tre donne della musica: due giovani promesse, Valentina Gravili vincitrice al Mei per la «migliore autoproduzione del 2011» e Giulia Ananìa, rivelazione dell’ultimo Sanremo, e Cristina Donà, una big che non ha certo bisogno di presentazioni e che arriva per la seconda volta a Perugia proprio in occasione della stessa rassegna targata Musical Box Eventi.
Valentina Gravili Alla Gravili il compito di inaugurare la serata. Brindisina ma romana d’adozione, propone una miscela di cantautorato sensuale e allo stesso tempo raffinato e educato. Premiata nel 2001 al Piero Ciampi per il miglio debutto è una a cui non sembra proprio che manchino coraggio e carisma. Testi-filastrocca, che sembrano vere e proprie filastrocche e strutture musicali semplici e composte, chitarre acustiche e lievi accenni rock, bassi spiritosi e percussioni sbarazzine, Valentina Gravili offre un inizio di serata naif.
Giulia Ananìa Poi tocca alla romana Giulia Ananìa. Dopo l’avventura sanremese – che anche lei ricorda ironicamente durante la sua esibizione energetica – offre una manciata di pezzi in bilico tra la delicatezza tutta italiana delle nostre migliori interpreti e una certa ruvidità espressiva delle eroine della musica intimista d’Oltreoceano. Il pubblico nel frattempo cresce numericamente.
Dopo un anno, la Donà La Donà torna a distanza di un anno. Si era esibita al teatro Morlacchi per l’ultima serata della rassegna che ormai è diventata appuntamento cult per Perugia. E’ accompagnata dai suoi musicisti tra cui Piero Montersi, lo storico batterista di Pino Daniele. Come tutte le grandi questa signora del rock – o del pop con la P maiuscola – riesce a trasformare le location in cui si esibisce in un salotto di casa. Perché, parlando di donne nel giorno delle donne, lei è una la cui naturale espressività è caratterizzata da una vena ironica, quasi comica, che annulla la distanza tra palco e sottopalco. Tra improvvisazioni che ti spiazzano e presentazioni divertenti si instaura un legame col pubblico che somiglia molto a un dialogo tra vecchi amici. Così il suo è un concerto ma è anche un momento di reale coinvolgimento a livelli pari. E c’è solo da ridacchiare, proprio come succede in una situazione di estrema confidenza, quando non ti ricordi le parole di un testo che hai scritto. C’è una dote poi che non si può trascurare: la Donà riesce a creare delle narrazioni già solo nel presentare i suoi pezzi, li lega e ne trae dei veri e propri spezzoni cinematografici con personaggi che attraversano le canzoni. Donne per lo più.
Anima rock Lo spettacolo offerto ha un’anima rock seppure non siano mancate le atmosfere essenziali e minimaliste che spesso caratterizzano i suoi live. Lo start è affidato al passato con L’aridità dell’aria. Nuovi arrangiamenti per qualche pezzo dell’ultimo album come Giapponese (L’arte di arrivare a fine mese) e Miracoli (con un kazoo), eseguito seduta su uno sgabello. Per due ore si alternano passato e presente della sua produzione artistica. Momenti di grande intensità e motiva come per Un esercito di alberi, Goccia, Invisibile e Settembre. Prima del bis un omaggio a Lucio Dalla con una strofa di Com’è profondo il mare. Poi il «classicone » Ho sempre me incrociato con Heart of glass dei Blondie e Universo invece con Across the universe. Il concerto finisce e si ha la sensazione di aver fatto una bella camminata all’aperto, in una giornata di sole. E’ forse merito della magia delle donne.

