di Danilo Nardoni
All’ombra di San Francesco è andata in scena la perfetta “scura” letizia di Vinicio Capossela. Potrebbe essere descritta e semplificata così la notte indimenticabile e ricca di emozioni, per tanti motivi, a cui hanno assistito le circa mille persone intervenute per assistere ad uno spettacolo davvero fuori dal comune. Ma rendere semplice a parole qualcosa che a suoni, immagini e racconti è stato complesso non è certo facile. Nel regno delle ombre «generate dal fuoco e dal racconto e non dalla luce dei pixel» il maestro concertatore Capossela sabato 18 marzo ha fatto tappa in un teatro Lyrick di Assisi sold out per il tour ‘Ombra, Canzoni della Cupa e altri spaventi’. Insieme a lui altri “uomini neri” come li ha definiti il cantautore che hanno tirato fuori magistralmente, per tutta la serata, un sound incredibile. Nel chiuso del teatro si sono generate tutte le ombre che hanno preso vita grazie ad un gioco di luci e di veli che fino alla fine non vengono “svelati”. C’è tanta roba qui. Da ascoltare e da ammirare. Tutte le creature di Capossela prendono forma, tra momenti aspri e duri (‘Scorza di mulo’, ‘Brucia Troia’, ‘Il corvo torvo’, ‘Il ballo di San Vito’) e vertici di delicatezza incredibili (‘Le sirene’, ‘Scivola vai via’). Nel regno velato delle ombre di Capossela era inevitabile uno spazio tutto per San Francesco e per Sergio Piazzoli, promoter perugino scomparso che per Vinicio era come un fratello: sia omaggiati singolarmente che insieme visto che il ricordo sul finale è volato al concerto unico ed irripetibile tenuto nel 2012 davanti alla basilica di Assisi ed intitolato ‘Cantiche’, ideato e voluto da Piazzoli. «Anche se da queste parti ci sono troppi bed & breakfast che usano il nome di questo Santo, comunque Francesco è un personaggio straordinario, una delle più grandi creature che siano state create» ha affermato dal palco Capossela che poi con un fuori programma chiama Gabriele Russo dei Micrologus per tornare indietro nel tempo a quella fredda notte di settembre di 5 anni fa. «Sergio – ha sottolineato ancora il cantautore – era un grande promoter che amava la sua regione e faceva cose bellissime e rendeva nobile un mestiere come quello dell’organizzatore di concerti. Quando c’è amore per la musica tutto il resto, il come e dove si fanno i concerti e come vengono trattati gli artisti, viene da solo. In questo Sergio è stato unico». Quella al Lyrick di Assisi è allora la serata perfetta per ridare vita alla ‘Perfetta letizia’, sonetto di Francesco che era stato messo in musica da Caposella e dai Micrologus per ‘Cantiche’. E a questo punto anche “sora ombra” celebrata per tutta la serata può essere sul finale anche “laudata”. A fine spettacolo e prima di partire con i bis, i grandi classici caposselliani sull’amore (‘Che coss’è l’amor’, ‘Non è l’amore che va via’), cita Jacopone da Todi: «L’amor prende la norma di quello in que trasforma». Parla di Umbria Capossela, all’inizio del concerto («benvenuti nel mondo delle ombre a voi umbri» sono le prime parole di Vinicio) e alla fine: «Siamo nel luogo ideale per questo concerto». Umbria terra di santi, di sacro e di meraviglia ma anche con molti posti ombrosi dove non tutto appare chiaro e definito. C’è spazio anche per esorcizzare l’ombra scura del terremoto che ha colpito la regione: «La terra ha tremato, come fa da sempre, ma la luce deve guidare il nostro agire quotidiano. L’Italia non si divide tra nord e sud, ma tra città di costa e tutto quello che c’è al suo interno sulla dorsale appenninica. L’Italia è il paese dei paesi che sta perdendo però i suoi paesi e non solo perché crollano, ma tutti i giorni». L’invito finale è una commovente esortazione a continuare il cammino. Ed eccola arrivare la bellissima ‘Camminante’. Perché è proprio vero, ci sono luci che generano ombre ed ombre che sono come una ricchezza che non si vede ma illuminano il cammino e il nostro incedere quotidiano.
(foto Riccardo Bianchi)



