di G.O.
«Cambia il vento ma noi no» recita Fiorella Mannoia nel celebre testo di Quello che le donne non dicono e ha ragione, Mannoia non cambia, resta fedele a se stessa e alla sensibilità che ha sempre dimostrato per le tematiche di genere portando sul palco dell’Ariston il suo nuovo singolo Mariposa, «un brano di orgoglio femminile» che l’artista vede «come un manifesto». Per questo motivo la scelta di vestire Luisa Spagnoli non è solo azzeccata, ma ricca di significato, visto l’impegno costante e precursore dei tempi dell’imprenditrice umbra nel tutelare i diritti femminili, specie nel mondo del lavoro.
Il modello Spagnoli La storia di Luisa Spagnoli è profondamente legata a Perugia e alle donne, grazie a lei nelle fabbriche Perugina e negli stabilimenti della maison di moda prende vita un modello di welfare all’avanguardia, riconosciuto in tutta Europa. L’apertura di un asilo nido prima nello stabilimento di Fontivegge e poi in quello di Santa Lucia consentono alle impiegate delle due fabbriche di conciliare gli impegni familiari con la carriera in una modalità che tutt’oggi risulta utopica e avanguardistica. Inoltre quello di Spagnoli fu il primo esempio di azienda che permise l’allattamento sul posto di lavoro senza penalizzazioni in busta paga. A casa Spagnoli erano previsti poi doti di nozze per le giovani operaie, distribuzione di vestiario a Natale, mensa aziendale, e buoni spesa. Grazie alla sua azienda, le donne di varie classi sociali hanno potuto accedere al mondo del lavoro e ottenere una fonte di reddito autonomo e indipendente.
Mannoia a Sanremo La decisione di Mannoia di portare sul palco della 74esima edizione del Festival di Sanremo un abito firmato Spagnoli rafforza, quindi, il profondo significato del suo brano Mariposa, dedicato a tutte le donne in quanto forza sociale. Fiorella decide di presentarsi all’Ariston in un vestito da sposa, bianco e di pizzo con un taglio a sirena e una scollatura a V, ma scalza, un gesto simbolico legato al suo brano e un’usanza diffusa sul palco della canzone italiana. La sua stylist Valentina Davoli a Fanpage.it ha spiegato: «Abbiamo puntato sull’eleganza che da sempre contraddistingue una signora della musica come Fiorella. Abbiamo anche aggiunto un tocco di femminilità estremo, qualcosa di molto, molto femminile».
La dedica «Un brano di orgoglio femminile. Io lo vedo come un manifesto, poi non so se lo diventerà – così Mannoia parla del suo brano a Tv sorrisi e canzoni – C’è l’orgoglio di appartenere all’altra metà del cielo, siamo in un momento in cui le donne stanno finalmente prendendo coscienza della propria emancipazione e il brano è una carrellata nella storia: nel bene e nel male, noi siamo tutto questo». Tanti i riferimenti ad alcune delle donne che hanno scritto i libri di storia e non solo, Anne Frank, Madame Bovary, e ai giudizi e commenti che tutte le donne ricevono, come quello di «un vestito troppo corto». Il brano, caratterizzato da un sound latino evidente già dal titolo, farfalle in spagnolo, parla a tutte e di tutte le donne: «mi chiamano con tutti i nomi, tutti quelli che mi hanno dato, e anche nel buio sono libera, orgogliosa e canto». Un messaggio che Luisa Spagnoli avrebbe certamente approvato.
