documentario excim
Una immagine tratta dal documentario

di Danilo Nardoni

Erano gli anni ’90. Erano gli anni in cui gli spazi da vivere non erano ancora virtuali, ma vitali e fisici. Anche Perugia aveva il suo spazio di libertà, quello che comunemente veniva chiamato con il termine ‘centro sociale’. Quella scritta fuori che campeggia in questo tipo di luoghi è ormai, almeno a Perugia, solo un lontano ricordo: C.S.O.A. ad indicare una tipologia di struttura occupata e autogestita per dare sfogo alla contro-cultura e al movimento politico ‘antagonista’ che avrà proprio il suo massimo sviluppo nell’ultima decade del 1900. Su questo contesto, ormai fatto solo di memorie, vuole incidere ‘ExCim’, un documentario che pone al centro della sua narrazione chi ha vissuto e attraversato l’ex manicomio perugino divenuto spazio occupato nonché uno dei luoghi di condivisione e lotta politica più significativi degli anni Novanta in Umbria.

Presentazione Il film, realizzato da Andrea e Ivan Frenguelli entrambi soci fondatori del PostModernissimo e attraverso la Postmedia production (realtà che fa parte del progetto PostMod), sarà proiettato domenica 11 marzo a Perugia (ore 21.30, ingresso gratuito) nella sala principale del cinema di via del Carmine dopo un pomeriggio che prevede alcuni concerti gratuiti (inizio alle 17.30). Musica che non poteva mancare, anche perché questa è stata ed è un importante motivo di attrazione e diffusione culturale per questi spazi. Si alterneranno le band Autunno, Northwoods e Cayman The Animal.

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Spazio fisico e mentale L’idea che sta quindi dietro a questo progetto è quella di mettere a sistema quella galassia di memorie che fanno riferimento a quel luogo ma senza dimenticare tutte le correnti, le occupazioni, le persone che vi gravitarono intorno, anche in maniera fortemente critica. «Proprio perché questa è una storia di conflitto: un conflitto che, come sempre, fa da levatrice ad ogni storia meritevole di essere raccontata e come ogni conflitto genera dibattito. E crediamo che mai quanto oggi ce ne sia bisogno» spiegano gli autori per poi aggiungere: «Alla base del nostro lavoro c’è stata la volontà di conoscere, tramite documenti e testimonianze dirette, quello che è stato l’ExCim visto che per motivi anagrafici non l’abbiamo vissuto in prima persona. Quello che abbiamo vissuto, invece, è stato tutto ciò che ha lasciato alle persone che ci hanno cresciuti. Prima di un documentario, infatti, è un omaggio a uno spazio che è riuscito ad aggregare l’area antagonista perugina, a catalizzare pensiero politico, generare esperienze artistiche che fino a quel momento non trovavano uno spazio d’espressione e lasciare qualcosa di tutto questo nelle generazioni successive».

Antagonismo Il documentario ExCim prima di tutto ha l’obiettivo di raccontare una memoria volontariamente esclusa dai grandi circoli storici tradizionali ma che, nel suo bisogno di essere raccontata, conserva ancora tutto il suo potere evocativo nonché il suo portato di antagonismo e rabbia sociale. Il lavoro documentaristico è cominciato alla fine del 2010, con l’esigenza di radunare e mettere insieme una serie di storie e di aneddoti ascoltati negli anni dai due autori, che fanno parte della generazione immediatamente successiva a quella degli occupanti del CSOA ExCim. «Non era tanto la dimensione leggendaria che queste piccole storie assumevano ad interessare – raccontano –, quanto la loro estrema frammentarietà. Molti di questi aneddoti si sostenevano vicendevolmente mettendo in luce i propri punti in comune, altri invece sembravano completamente scissi dagli altri, galleggianti in una propria dimensione annebbiata dal tempo, ma facendo sempre riferimento alle stesse vicende e soprattutto agli stessi luoghi: il Rosso Vivo, l’Ex Saffa, il Kondominio Okkupato, il Capitan Harlock e, ovviamente, l’ExCim».

Narrazione condivisa Un lavoro cinematografico reso possibile da una lunga ricerca di materiali, custoditi negli scatoloni delle cantine e accatastati negli archivi impolverati. In ExCim si sperimenta una forma di narrazione condivisa che rigenera passioni e stratifica ricordi di “memoria viva”. L’assemblaggio di flashback ricostruisce tracce di immaginari, restituisce vissuti, contesti e pratiche di socialità diffusa interrogandosi sulla necessità di trovare dei momenti di discussione sulla memoria come ingranaggio collettivo, senza occultare parzialità, zone d’ombra e senso di vuoto per la scomparsa di aree temporaneamente occupate. Un documentario che rappresenta un invito a porsi interrogativi, a praticare riflessività sull’importanza di una quotidianità ribelle, a mantenere viva la memoria di alcuni suoi eventi ed esperienze vissute intensamente. Studiando, scrivendo e supportando il progetto ExCim i due giovani cineasti hanno scelto di riappropriarsi di un tassello della loro storia, che è anche storia di Perugia e dei suoi cittadini; un tassello che a loro parere «vorrebbe piombare dritto sulla testa di chi quegli spazi – per profitto, per convenienza, per paura o per partito – li ha sempre osteggiati». E proprio oggi, alla luce della pesante e storica sconfitta della sinistra anche in Umbria dopo le elezioni politiche, questo documentario arriva per far ricordare e anche, perché no, riflettere.

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