di Danilo Nardoni
Palazzo Lucarini Contemporary apre la stagione 2017 con una doppia inaugurazione. Sabato 4 marzo alle 18.30 si inaugureranno al Centro per l’arte contemporanea di Trevi le mostre ‘Biografia Plurale. Virginia Ryan 2000–2016’ e ‘Stati di Vibrazione. Kane Caddoo e Valentina Sammaciccia’. Per la Ryan si tratta della prima rielaborazione sistematica dei materiali prodotti dalla nota artista d’origine australiana in oltre quindici anni di consuetudine con i paesi dell’Africa Occidentale (Ghana e Costa d’Avorio in particolare). In questo periodo, infatti, Virginia Ryan ha sviluppato un corpus di opere – formalmente eclettico ma coerente nell’intuizione fondante – ispirato a questa esperienza. Invece, entrambi gli artisti Kane Caddoo e Valentina Sammaciccia presenteranno una summa di quella che è la loro produzione artistica degli ultimi anni. Le mostre saranno visitabili fino al 25 aprile 2017 dal venerdì alla domenica dalle 15.30 alle 18.30, ad ingresso gratuito.
Biografia Plurale La Ryan è artista transnazionale, viaggiatrice, collezionista di arte contemporanea africana e cittadina Italiana. Dal 2001 il suo lavoro è strettamente connesso con la realtà africana dove ha vissuto per molti anni. Coadiuvata da due curatori di formazione diversa, come Ivan Bargna (antropologo dell’arte) e Maurizio Coccia (storico dell’arte), così l’artista a Palazzo Lucarini concilia l’osservazione partecipante d’impronta etnografica con la funzione catalizzante dell’arte contemporanea. Bilanciando ready-made, fotomontaggi e realizzazioni originali, Virginia Ryan offre una sintesi inevitabilmente parziale, ma estremamente vitale ed empatica, del suo recente percorso biografico e artistico. Al centro della ricerca, il modo in cui la produzione e diffusione d’immagini (dall’arte alla fotografia alla pubblicità) contribuisce a creare la cultura e la memoria dei paesi nei quali ha vissuto, e interviene nell’articolare le biografie e le relazioni delle persone che ha incontrato, incrociato o solo sfiorato. L’arte di Virginia Ryan dialoga così con le immagini e l’immaginario di un’Africa moderna e urbanizzata, lontana dai consueti stereotipi esotizzanti.
Progetto ‘The Art of Migration’ ‘Biografia Plurale’ è strettamente legata al progetto ‘The Art of Migration’ che sarà inaugurato sempre il 4 marzo alla Pinacoteca Comunale di Trevi alle 16.30. Si tratta di un laboratorio con il gruppo MakeArtNotWalls/Italia di alcuni profughi dell’Africa Occidentale che Virginia Ryan sta conducendo da svariati mesi in collaborazione con Arci e il Comune di Trevi. È un workshop a carattere esperienziale, in cui la condivisione della pratica artistica diviene per i rifugiati un mezzo per cercare di orientarsi nella nuova realtà sociale in cui vivono. L’onorevole Jean-Léonard Touadi presenzierà alla doppia inaugurazione. Il 25 aprile sarà presentato al pubblico il film documentario su ‘The Art Of Migration’ di Matteo Fiourucci e Bernardo Angeletti e il volume ‘Africa. Biografia Plurale. Arte Vita Bricolage nell’opera di Virginia Ryan’ edito dalla Casa Editrice Fabbri di Perugia. Il 25 aprile alle 17, infine, come evento collaterale alla mostra, è prevista la proiezione del film ‘JC Abbey Ghana’s Puppeteer’ di Steven Feld, già vincitore dell’Intangible Culture Film Prize 2017 del Royal Anthropological Institute Festival, Regno Unito.
Stati di Vibrazione La nuova stagione della rassegna Kunsthalle Academy, diretta da Massimo Vitangeli, si apre invece con l’evento ‘Stati di Vibrazione’. Sarà il primo di tre appuntamenti curati da Dario Picariello all’interno della Project Room di Palazzo Lucarini, spazio dedicato a giovani artisti. In questa occasione sarà presentato il lavoro di Kane Caddoo (Ancona, 1987) e Valentina Sammaciccia (Lanciano, 1993). Un approccio alla pittura completamente cerebrale è quello che appartiene a Kane Caddeo, che si esplica in forme sinuose e fluide perdute in spazi infiniti. Molecole di olio viste da un’ideale lente d’ingrandimento, in uno stato di evoluzione. In una direzione altrettanto straniante il lavoro di Valentina Sammaciccia. L’artista utilizza in maniera completamente libera ogni tipo di materiale in una sorta di ready-made generativo. All’interno delle sue foto personaggi ambigui si muovono in spazi, quando visibili, a lei familiari. Tutto è rimesso in discussione e lo stato di confine tra oggetto e rappresentazione si perde.
