«L’Osservatorio regionale sulle infiltrazioni mafiose e l’illegalità intende portare avanti il
percorso di affiancamento alla famiglia Corvi e di formazione e sensibilizzazione della
comunità regionale e non solo. In seguito alla decisione del gip di accogliere la richiesta
di archiviazione nei confronti di Roberto Lo Giudice, l’Osservatorio, in tutte le sue
componenti ribadisce con forza la necessità di costruire azioni collettive che possano tradurre la storia di Barbara in memoria collettiva, attivando pratiche, pensieri e politiche a sostegno della ricerca della verità». L’Osservatorio antimafia regionale non si arrende e in una nota «chiede alle istituzioni competenti di perseguire nella ricerca della verità e rivolgendosi soprattutto a chi all’interno della organizzazione criminale è a conoscenza dei fatti inerenti alla scomparsa di Barbara Corvi di collaborare con gli organi investigativi senza tentennamenti o superficialità».
Osservatorio regionale «La storia di Barbara Corvi è stata da sempre centrale nei lavori dell’Osservatorio, mettendo in pratica iniziative di supporto alla famiglia Corvi, e di coinvolgimento delle istituzioni locali, con seduta straordinaria dell’Osservatorio ad Amelia e la campagna ‘verità ora per Barbara Corvi’ che ha visto esposto il volto di Barbara Corvi nei comuni afferenti ad Anci Umbria. Segno tangibile di un impegno per la verità, la giustizia e la memoria che diventa espressione dell’agire collettivo. Impegno che è diventato pratica politica nell’ideazione del protocollo ‘Libere di Essere’ dedicato a Barbara Corvi e che ha coinvolto per la prima volta in Italia una rete dedicata all’accoglienza delle donne sopravvissute alla violenza mafiosa», continua la nota dell’Osservatorio.
‘Lettere a Barbara Corvi’ «Una comunità di memoria, un coinvolgimento istituzionale e associativo che comprende la società civile Umbra e che ha reso possibile il progetto ‘lettere a Barbara Corvi’ e che si è tradotto in una lettera pubblicata ogni mese dal 27 luglio 2022. La richiesta di partecipazione, e la necessità di mantenere alta l’attenzione sulla storia di Barbara Corvi, ha indotto l’osservatorio a proseguire il progetto inizialmente pensato per un solo anno. La prossima lettera sarà scritta da Deborah Cartisano, figlia di Lollò Cartisano a 30 anni dal sequestro del padre e a 20 anni dal ritrovamento dei suoi resti nel cuore dell’Aspromonte, alla cui storia è ispirato il progetto stesso, e la cui eco risuona nelle ultime dichiarazioni sulla scomparsa di Barbara Corvi. Tutto ciò è solo una parte del lavoro che viene portato avanti per costruire memoria e per mantenere alto il livello di attenzione ribadendo che il diritto alla verità è pilastro dell’agire democratico. La storia di Barbara Corvi è l’emblema della lotta per le libertà femminili ed è leggibile in ogni articolo della nostra Costituzione: pertanto la costruzione di azioni collettive rientra nei doveri di cittadinanza.».
Libera Umbria «Sappiamo nei nostri cuori e nelle nostre coscienze che Barbara non è svanita nel nulla, ma è stata uccisa». Queste le parole del coordinamento ‘Renata Fonte’ di Libera Umbria a seguito dell’archiviazione dei due fascicoli che vedevano indagato il 52enne Roberto Lo Giudice, ex marito della donna scomparsa nel 2009, giovedì 13 luglio. «Un duro colpo per la famiglia e per tutta la comunità, che chiede da anni verità e giustizia. Continueremo a gridarlo con tutta la nostra voce: ‘dov’è Barbara?’». L’associazione: «In questi anni intorno a Barbara è nato qualcosa di straordinario, un movimento di persone, di donne in primo luogo, che ha fatto di una vicenda che si voleva mantenere privata e nascosta una lotta comune, attraverso gli strumenti della memoria e della partecipazione. Il Comitato Barbara Corvi, il Forum Donne Amelia, e tanti altri soggetti anche istituzionali, a partire dall’Osservatorio regionale sulle infiltrazioni mafiose, hanno scelto di schierarsi, insieme a Libera, al fianco della famiglia di Barbara, nella battaglia per la verità. Tutto questo non può dunque esaurirsi di fronte ad un’archiviazione, che al contrario chiama tutte e tutti noi ad un rinnovato impegno». Libera conclude la nota citando il vescovo di Terni, monsignor Soddu: «Chi ha fatto sparire Barbara Corvi ascolti la propria coscienza e parli».
