di Danilo Nardoni

Se il mondo della birra artigianale compie trent’anni, c’è una guida che da diciotto anni monitora un settore in continua e costante evoluzione che si sta sempre più affermando, diventando un punto fermo del Made in Italy. Alla Camera di Commercio di Brescia, davanti a circa 200 birrai e locali provenienti da tutta la Penisola, è stata presentata l’edizione 2027 della Guida alle Birre d’Italia. Al centro della pubblicazione c’è sempre stato il valore del birrificio sul territorio e la qualità delle birre che produce. Se all’inizio lo scopo della Guida era suggerire quale birra scegliere, con il passare degli anni si è aggiunta una sezione importante che segnala dove andare a bere. 

L’Umbria in tutto questo non sta a guardare, ma anzi si conferma una delle regioni più in crescita per il comparto. La novità principale arriva da Montefalco con Residual che è pure tra le Eccellenze insieme ad Altotevere. Chiocciole, riconoscimento più importante, confermate per Birra Perugia e Birra dell’Eremo. Premio filiera a Mastri Birrai Umbri e La Gramigna. Riconoscimenti anche ai locali Elfo, Ebè, Frà Luppolo. Residual di Pietrauta ha quindi ricevuto il premio Miglior Novità perché “da qualche anno i nuovi birrifici si fanno riconoscere in pochissimo tempo con birre di straordinaria qualità. Qualcuno riesce ad andare oltre, abbinando alla bontà delle proprie birre anche una forte identità e magari un progetto agricolo solido. È il caso di Residual”.

“Nonostante i numeri complessivi siano limitati – afferma Jacopo Cossater, referente per l’Umbria della Guida Slow Food – la scena regionale non è mai stata così vivace. Merito non solo dei birrifici più consolidati ma di un ecosistema che coinvolge attori molto diversi. Da sottolineare il fondamentale ruolo che negli anni ha svolto il Cerb, il Centro di Ricerca per l’eccellenza della Birra, oltre a quello di privati che con la produzione in zona di malto e luppolo hanno arricchito le possibilità, per i birrifici, di confrontarsi con tanti aspetti del mondo produttivo, a due passi dalla propria sede. Interessante poi che la novità dell’anno per la guida venga proprio dall’Umbria e, curiosità, da una delle zone di produzione vitivinicola più importanti, Montefalco. Crescono poi anche i locali, con un’offerta tanto sensibile al territorio quanto variegata in termini di stili”.

Ad aprire la presentazione è stato Roberto Burdese, presidente di Slow Food Editore, con un doveroso ricordo a Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, mancato qualche giorno fa: “Carlo Petrini ha incontrato il tema della birra artigianale nella prima metà degli anni ‘90 negli Stati Uniti. Viaggiava spesso in quel Paese, per costruire la rete di Slow Food. Di lì a poco il movimento della birra artigianale prese le mosse anche in Italia e per noi fu del tutto naturale, assecondando l’intuizione di Carlo, dedicargli attenzione e considerazione. Un viaggio iniziato trent’anni fa che oggi trova nuove ragioni per stimolarci a portare avanti il nostro impegno a fianco dei produttori e di tutti quelli che amano la birra artigianale”. A entrare nel merito del volume (128 i collaboratori che hanno raccontato 468 produttori di birra e 54 di sidro segnalando 2825 etichette) sono stati poi Eugenio Signoroni e Luca Giaccone, curatori della Guida, lanciando due sfide per il futuro: filiera e manifesto della birra artigianale italiana. 

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