di Sara Calini e Giorgia Olivieri

Un filo rosso che attraversa le tavole di tutta Italia, così diverse eppure così simili perché capaci di raccontare un’eredità fatta di saperi, tradizioni e gusto che si tramandano di generazione in generazione. Per celebrare questa identità culturale si è tenuto in tutta Italia un evento dedicato alla tradizione culinaria nazionale che da dicembre scorso è riconosciuta patrimonio immateriale dell’Unesco. È la prima volta nella storia che il riconoscimento va a una cucina nazionale nel suo insieme «quale insieme di saperi non solo culinari, ma anche conviviali e sociali». Per l’occasione quindi tutte le delegazioni dell’Accademia si sono riunite in Italia e nel mondo nella sera di giovedì 19 marzo. 

La cucina italiana entra nella storia Il riconoscimento della tradizione culinaria italiana come patrimonio Unesco è stato ufficializzato il 10 dicembre 2025 e rappresenta un passaggio storico. Per la prima volta, infatti, viene premiata un’intera tradizione culinaria nazionale, non limitata a un singolo prodotto o pratica, ma intesa come sistema complesso. La candidatura, intitolata Italian cooking, between sustainability and biocultural diversity valorizza una cucina capace di unire sostenibilità, biodiversità e identità locali. 

Una cena “straordinaria” Che le delegazioni dell’accademia si riuniscano durante l’anno non è un evento di per sé raro. Ogni anno infatti le riunioni culminano nella ‘cena ecumenica’ che si svolge in tutto il mondo lo stesso giorno – il terzo giovedì di ottobre – per celebrare il tema selezionato per quell’anno dal Centro studi Franco Marenghi.  Quest’anno però, in occasione del riconoscimento dello scorso dicembre, il Consiglio dell’accademia ha deciso di organizzarne una seconda “straordinaria”. Per il convivio umbro è stato scelto il ristorante dell’hotel Decò a Ponte San Giovanni, dove con un menù ricco della tradizione culinaria del cuore verde – tra torta al testo, tagliatelle al tartufo, torello e frittelle di San Giuseppe –  la cucina umbra è stata celebrata in tutta la sua bontà. «Non c’è un unico tema, è stato chiesto alle delegazioni di approntare il menù a piatti tipici, per raccontare i territori», spiegano gli organizzatori.

La cucina di casa La cucina italiana riconosciuta dall’Unesco però, ci tiene a precisare la delegazione, non è quella del fine dining o dell’alta ristorazione. Ciò che viene premiato sono i piatti tramandati di generazione in generazione, quelli che almeno una volta hanno accompagnato cene in famiglia o con amici. «Questa è stata una scelta dell’Accademia – spiega il delegato dell’Accademia italiana della cucina, Massimo Moscatelli – Abbiamo voluto proporre la cucina italiana nella sua interezza, come momento culturale di aggregazione, di convivialità e di socializzazione». Sta qui il cuore di questo riconoscimento unico: un patrimonio culturale che vive nelle case prima ancora che nei ristoranti.

Le istituzioni a cena Durante la serata, aperta dal delegato Massimo Moscatelli, si sono susseguiti gli interventi delle istituzioni. «Il nostro gusto si sta disabituando alla verità dei sapori locali» ha detto la sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi, sottolineando il valore culturale della cucina italiana. Un concetto che, secondo la prima cittadina, rimanda direttamente all’identità dei territori e alla capacità di custodire e tramandare tradizioni che rischiano di essere smarrite. Sulla stessa linea l’intervento del presidente della Camera di commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni, che ha introdotto il concetto di Sense of Italy, evoluzione del più noto Made in Italy. Non solo prodotti, ma esperienze, accoglienza e capacità di raccontare il territorio perché si tratta di un valore che incide in modo significativo anche sull’economia nazionale. Ha poi concluso gli interventi l’assessore comunale alle politiche del cibo, David Grohmann, che su un piano più operativo ha evidenziato le opportunità per Perugia. Tra queste, la possibilità di introdurre la Denominazione comunale di origine De.C.O come strumento capace di certificare il legame storico e culturale tra prodotti e territorio.

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